Di Vanessa Tomassini.

“Lo status quo in Libia non può essere sostenuto. Il paese è infatti in declino. La crisi nella Mezzaluna petrolifera ci ha dato un’idea di ciò che è in serbo se non si fanno progressi tangibili ora. Crollo economico, rottura dei servizi pubblici e più frequenti e intensi attacchi di violenza. In un paese in cui i terroristi si nascondono, dove i criminali attendono di trafficare i migranti, dove i mercenari stranieri stanno aumentando di numero, dove l’industria petrolifera è in bilico, questo dovrebbe preoccupare tutti. Se vogliamo evitare questo e sostenere il popolo libico per tracciare un percorso verso il futuro che meritano, il sostegno unificato di questo Consiglio, degli Stati membri coinvolti in Libia e delle nostre organizzazioni regionali partner, è vitale”.

Ha concluso così il suo discorso l’Inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di lunedì 16 luglio, rivelando al mondo la reale situazione in Libia, spesso sottovalutata o addolcita dagli attori esterni e dai loro stessi interlocutori libici che tendono a tranquilliizzare e vendere un immagine positiva, per sottolineare i loro progressi.

Salamè all’inizio del suo intervento ha ricordato che “per i primi mesi di quest’anno, la Libia ha goduto di relativa tranquillità dalle azioni militari”, sottolineando che, grazie anche alle Nazioni Unite che hanno fornito un piano d’azione che ha messo il popolo libico al centro del processo politico, si è giunti ad “un maggiore dialogo e fluidità tra le località e i campi politici. Il numero di civili uccisi durante durante gli scontri armati è sceso a soli quattro in marzo e cinque in aprile”.

“Purtroppo – ha aggiunto il Rappresentante Speciale Salamè – gli ultimi due mesi sono stati contrassegnati da azioni militari e sviluppi violenti che hanno distolto l’attenzione e prosciugato parte dello slancio che avevamo guadagnato. Prima, nella città orientale di Derna, dove l’esercito nazionale libico (LNA) si è spinto per prendere il controllo della città, portando a due mesi di battaglia. Il conflitto ha avuto un’accelerazione delle divisioni in tutto il paese e, sebbene l’LNA abbia ora il controllo della città, i combattimenti su piccola scala sono ancora in corso”. Poi Salamè ha ricordato gli eventi della Mezzaluna petrolifera dello scorso 14 giugno e gli eventi successivi che hanno portato ad una vera e propria disputa tra Est ed Ovest del paese che ha reso “più profonda la divisione tra istituzioni e regioni”. 

Salamè ha sottolienato che “gli eventi hanno messo in evidenza le questioni di fondo che affliggono il paese e che ho ripetutamente delineato a questo Consiglio. Vale a dire, frustrazioni per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza e il saccheggio endemico di risorse”. Ha poi aggiunto che “se queste questioni non vengono affrontate rapidamente, temo che gli accordi presi per riprendere la produzione di petrolio non reggeranno e sarà difficile avanzare nel processo politico. La Missione raddoppierà gli sforzi per spingere per le riforme economiche, poiché sono in gioco la stabilità e l’unità del paese”. 

L’Inviato delle Nazioni Unite in Libia ha poi invitato il Consiglio di sicurezza a “guardare positivamente” alla richiesta del Consiglio Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale che ha chiesto l’istituzione di una commissione per monitorare e seguire ogni transazione fatta dalla Banca Centrale della Libia (BCL) a Tripoli, e dall’istituzione parallela in Al-Beida. Salamè ha poi spiegato che “i libici desiderano liberarsi del loro attuale mosaico di istituzioni” aggiungendo che “le consultazioni della Conferenza Nazionale ci hanno insegnato che il popolo libico vuole una leadership chiara ed efficace da parte di organi legittimi, formati attraverso le elezioni”. 

“Una manciata di persone sfidano questo desiderio popolare. I pochi che beneficiano dello status quo, se non controllati, faranno tutto il possibile per ostacolare le elezioni. Sfortunatamente, possono fare molto, specialmente perché hanno posizioni ufficiali cruciali e troppo spesso redditizie”. 

Salamè si è poi rivolto ai leader della Libia, dicendo: “è tempo di restituire il controllo ai cittadini”, ricordando che “durante l’incontro internazionale di Parigi del 29 maggio il Primo Ministro, i capi della Camera dei Rappresentanti della Libia, l’Alto Consiglio di Stato, e il capo dell’Esercito Nazionale Libico hanno promesso di impegnarsi in modo costruttivo per consentire che le elezioni si svolgano entro la fine dell’anno. Questa scadenza è congruente con il piano d’azione. Vi esorto a mantenere il vostro impegno”. Ha poi lodato “la ripresa delle deliberazioni da parte della Camera dei Rappresentanti il ​​25 e 26 giugno, e ancora oggi, sulla necessaria legislazione per un referendum sulla bozza costituzionale, non sono sufficienti”. “È stato evidente – ha ammesso con rammarico – che molti membri della Camera dei Rappresentanti, che il mese scorso hanno completato il loro quarto anno in carica, non hanno mostrato entusiasmo per la partecipazione”.

“I membri della Camera dei rappresentanti dovrebbero prendere nota. I libici chiedono elezioni e stanno diventando impazienti con coloro che trovano molteplici modi e mezzi per rimandare questo momento.

Di recente ho incontrato il Presidente della Camera. Ha promesso un voto su una legge per il referendum della costituzione entro le prossime due settimane e quella legislazione elettorale sarebbe stata votata immediatamente dopo. Spero davvero che questo impegno venga mantenuto, questa volta. 

Esorto gli Stati membri di questo Consiglio, a sollecitare la Camera dei Rappresentanti a mantenere la propria responsabilità storica e a raggiungere questo obiettivo in modo tempestivo“.

Salamè ha saggiamente richiamato all’ordine tutti gli Stati membri, spiegando che ” è necessario un quadro costituzionale per arrivare alle elezioni e porre fine alla transizione”. “Dal mio ultimo briefing – ha continuato – mi sono impegnato in ampie consultazioni sulla questione di come e quando stabilire una nuova costituzione per il paese, parlando con alti giudici libici ed esperti costituzionali esterni, così come con il popolo libico. Sia gli esperti che il pubblico concordano che un chiaro quadro costituzionale è una priorità nazionale. Tuttavia, sono divisi su come procedere.  Molti vorrebbero vedere un referendum sull’attuale progetto di Costituzione; mentre altri rifiutano completamente questo testo”. “È un problema complesso senza opzioni o soluzioni semplici”  ha ammesso. 

“È proprio a causa di questa complessità  – avverte Salamè – che la comunità internazionale deve mostrare unità. Una volta raggiunta una ragionevole conformità di opinioni tra i libici, su cui stiamo lavorando, la comunità internazionale deve stare insieme dietro questa visione libica. Se anche un singolo stato membro sceglie di agire da solo, posso dire che il processo non andrà da nessuna parte”. 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...