Le Nazioni Unite non sono affatto soddisfatte. L’avvertimento di Salamé in un’intervista al canale 218TV

Di Vanessa Tomassini

“Siamo una missione politica, non obiettori di coscienza. Non possiamo accettare di vedere la rovina della capitale della Libia davanti ai nostri occhi, la priorità e ora quella di impedire la distruzione di Tripoli”. Ha detto il rappresentante speciale della Missione delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), Ghassan Salamé, in un’intervista al canale 218TV, martedì sera. Ciò che è emerso durante il colloquio con la giornalista dell’emittente con base in Giordania è che la Missione delle Nazioni Unite non è soddisfatta col lavoro svolto dal Consiglio di Presidenza, come aveva già sottolineato durante l’ultimo briefing dello stesso Salamé al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’inviato ONU ha sottolineato che il Consiglio Presidenziale, guidato da Fayez al-Serraj, ed un gran numero di suoi membri non stanno facendo il loro lavoro. “La produttività è debole, e ci sono un certo numero di ministri commissari che non fanno il loro dovere, il cui comportamento aggiunge costi” sulle spalle del popolo libico, ha spiegato Salamè precisando che in molti ora chiedono un cambiamento del Consiglio Presidenziale, ma secondo le Nazioni Unite questo non può essere imposto con la forza, ma deve avvenire pacificamente.

Ghassan Salamé ha poi rivelato che le recenti decisioni emanate dal Consiglio di Presidenza sono state richieste dalla Missione delle Nazioni Unite, sottolineando che alcuni degli obiettivi raggiunti come l’ordinamento dei prigionieri e la separazione dell’aeroporto di Mitiga dal carcere, nonché la costituzione di un nuovo comitato per le misure di sicurezza composto dai professionisti ufficiali in rappresentanza di tutta la Libia, sono decisioni che il Governo libico avrebbe dovuto prendere sin dal primo giorno del suo insediamento. Sulla riforma economica, l’inviato ha una visione meno positiva, affermando che tuttavia “fare qualcosa è meglio di non fare nulla”. Ha poi aggiunto che non tutto ciò che aspirava fare, contenuto nel piano d’azione, è stato realizzato, e per questo chiederà mandato al Consiglio di Sicurezza. Sulla conferenza per la Libia che l’Italia vorrebbe organizzare, Salamè ha detto che “le Nazioni Unite non possono impedire iniziative in Libia da qualsiasi paese, ma non si rallegra così tanto perché confonde l’opinione dei libici”. “C’è un piano che seguiamo che è approvato dal Consiglio di Sicurezza” ad ogni modo “le Nazioni Unite andranno a Roma se saranno invitate”. Inoltre Salamè ha confessato di non essere “innamorato” dell’accordo di Skhirat, ma non vuole che la Libia precipiti nel vuoto. Sebbene l’accordo sia incompleto, esiste, ed è stato accettato da tutte le parti.

 

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: