Libia-Turchia. Espulso l’ambasciatore libico ad Atene

Di Vanessa Tomassini.

Come anticipato precedentemente, il Governo ellenico ha espulso l’ambasciatore libico per non aver rivelato i dettagli del protocollo d’intesa firmato tra il Consiglio presidenziale del Governo di Accordo Nazionale (GNA) e la Turchia di Recep Tayyp Erdogan. “Mi rammarica dover annunciare che l’ambasciatore libico è stato convocato al ministero questa mattina per informarlo della sua espulsione”. Ha detto il ministro Nikos Dendias ai giornalisti venerdì mattina, aggiungendo che il diplomatico ha 72 ore di tempo per lasciare la Grecia.

Mercoledì 27 novembre il presidente del Consiglio, Fayez Al-Sarraj, ha firmato con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, due memorandum di intesa in materia di cooperazione militare e giurisdizione dei confini marittimi. Sebbene i dettagli, richiesti anche dall’Unione Europea, non siano ancora stati resi noti da fonti ufficiali, i memorandum hanno suscitato polemiche e preoccupazioni a livello locale ed internazionale per una rinnovata instabilità nel Mediterraneo orientale. Nella fattispecie a rigettare gli accordi sono stati Egitto, Francia, Grecia e Cipro, sia perchè tali accordi sono considerati illegittimi in quanto esulano dai poteri del primo ministro libico, secondo l’accordo di Skhirat, sia perchè la mossa di al-Serraj rischia di mandare all’aria gli sforzi della comunità internazionale per una riconciliazione intra-libici, a cui si sta lavorando in vista del vertice di Berlino.

Secondo gli oppositori gli accordi tra Tripoli ed Ankara sono stati sottoscritti da un Governo illegittimo in quanto l’accordo di Skhirat da cui ha avuto origine il GNA è scaduto a dicembre 2017 ed esteso per un altro anno, ossia dicembre 2018. Non va dimenticato inoltre che il GNA nacque come Governo di unità nazionale, ma si trova ad essere a 5 anni dalla sua costituzione uno dei partiti coinvolti nel conflitto, sostenuto militarmente e logisticamente dalla Turchia che dal 2011 ha fornito armi e munizioni ai ribelli e ai gruppi estremisti come il Libyan Islamic Figthing Group, letteralmente il Gruppo dei combattenti islamici libici. Tale situazione è chiara a tutta la comunità internazionale tanto che il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè, parlando della conferenza organizzata dal Governo tedesco ha reso noto l’obiettivo di un riciclo della classe politica alla guida del Paese nordafricano.

“L’accordo turco-libico viola il diritto marittimo internazionale, compreso quello delle isole greche”. Ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri greco, Alexandros Ginematas. Atene ha spiegato che l’espulsione dell’ambasciatore libico rappresenta una mossa necessaria, ma non la completa interruzione dei rapporti con la Libia. Secondo fonti ben informate, il Governo greco a tal proposito si starebbe preparando a ricevere una delegazione del Parlamento libico, la Camera dei Rappresentanti, l’organo legislativo anch’esso riconosciuto dai trattati firmati a Skhirat nel dicembre 2015. Sembra chiaro che i memorandum firmati da Serraj con la Turchia rischiano di esacerbare la crisi libica, nonchè di frammentare ulteriormente la posizione della comunità internazionale che al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha ancora raggiunto una risoluzione condivisa in merito al conflitto in e intorno a Tripoli.

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