Brak al-Shati due anni dopo  

Di Vanessa Tomassini.

Al-Beida, 19 maggio 2019 – Ahmed Bn Nail, a capo dell’associazione delle famiglie delle vittime di Brak al-Shati, non dimenticherà mai, e nel secondo anniversario della morte di suo fratello ci dice: “Oggi, Tripoli è nelle mani del terrore e dobbiamo tutti schierarci in trincea dalla parte delle forze armate. Oggi è nostro dovere continuare a ripulire il nostro paese, la Libia, dai gruppi terroristici come Daesh ed al-Qaeda dal consolidamento dell’estremismo e dai gruppi criminali di Tripoli e Misurata. Preghiamo Dio di riunire i libici, abbiamo pietà dei nostri martiri. In questo giorno ho perso mio fratello Ibrahim Bn Nail, ma sono orgoglioso che gli uomini di Brak el-Shati siano stati i primi a cedere, sacrificando la loro vita per riscattare la patria, in difesa della propria terra”. Rivolgendosi al fratello con il quale era legatissimo, Ahmed aggiunge: “Ti prometto che continueremo la nostra battaglia legale. Il Tribunale penale e il Comitato per le sanzioni vinceranno questa sfida”.

Sono trascorsi due anni dall’attacco alla base area di Brak al-Shati nel sud della Libia. Il 18 maggio 2017, le forze allineate al Governo di Accordo Nazionale, in particolare la Terza forza di Misurata e la 13ma brigata coalizzate con gruppi terroristici – proprio come avviene oggi nella capitale Tripoli – sono entrate nella base aerea del Libyan National Army uccidendo oltre 150 persone, massacrando i civili che incontrarono lungo la strada. Human Rights Watch ha documentato che 75 corpi, ricevuti dagli ospedali locali, hanno mostrato il segno dell’esecuzione con un colpo alla testa, inclusi due ragazzi di 15 anni. I sopravvissuti raccontano ancora oggi che gli aggressori, inviati dal Consiglio presidenziale rappresentato da Fayez al-Serraj, gridavano slogan come “voi apostati, voi nemici di Dio” mentre uccidevano soldati catturati e civili. La Lega Araba ha condannato gli eventi come un “massacro barbarico”, mentre il ministero degli Esteri egiziano lo ha definito un attacco terroristico. Anche gli inviati di Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti d’America hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si parla di esecuzioni sommarie di personale militare e civili. Mentre i terroristi continuano spargere il sangue del popolo libico, Fayez al-Serraj, nonostante abbia incaricato una commissione per indagare sugli eventi di Brak el-Shati, non ha mai reso pubblichi i risultati di queste indagini e si è limitato a licenziare, dopo un anno e mezzo di sospensione, l’allora ministro della Difesa, Mahdi al-Barghathi, tra le strette di mano di capi di Stato e di Governo di molti Paesi europei.

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