Servono elezioni urgenti

Di Vanessa Tomassini.

Ventitre membri della Camera dei Rappresentanti, il parlamento con base a Tobruk guidato da Aguila Saleh Issa, hanno rivolto un appello alla Commissione Elettorale Nazionale affinchè si giunga alle elezioni nel minor tempo possibile. Secondo la dichiarazione rilasciata sabato, i deputati hanno ribadito che il Paese nordafricano ha bisogno di procedere urgentemente alle elezioni parlamentari e presidenziali, per uscire dal caos attuale, soprattutto alla luce di quanto accaduto nella capitale.

I membri del parlamento hanno invitato tutte le fazioni politiche e militari a supportare questa richiesta, rispettando il principio fondamentale di autodeterminazione dei popoli. Il popolo libico ha diritto di scegliere i propri rappresentanti, i quali devono garantire il ripristino della stabilità e della sicurezza. La richiesta si scontra ancora una volta con la posizione italiana, i cui ministri continuano a sottolineare la necessità di raggiungere i giusti presupposti per lo svolgimento di elezioni credibili. Non è chiaro tuttavia a chi spetti creare tali condizioni considerando che il Governo di Accordo Nazionale ed il Consiglio Presidenziale risultano sempre più divisi al loro interno ed incapaci di fornire risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

Tanto per cominciare, oltre a Tripoli, sia la zona costiera che altre città del Sud, lamentano l’assenza di acqua ed elettricità da oltre tre giorni. La riforma economica elaborata dal premier Fayez al-Serraj, dall’Alto Consiglio di Stato e dal Governatore della Banca Centrale risulta ancora inapplicata, mentre i residenti denunciano un continuo peggioramento delle condizioni di vita. La Camera dei Rappresentanti, come sottolineato dall’Inviato speciale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, nel suo briefing al Consiglio di Sicurezza del 5 settembre, non è stata ancora in grado di promulgare una legge elettorale ed una costituzione per la Libia. Nessun significativo progresso è stato registrato, infine, sul piano dell’unificazione dell’estabilishment militare, con il Generale Khalifa Haftar che minaccia di marciare su Tripoli se le parti non rispetteranno le scadenze concordate lo scorso 29 maggio, a Parigi.

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