Di Maio: “interrompere accordo con la Libia sarebbe dannoso, va migliorato”

Di Ali Ahmed.

ROMA, 31 ootbre 2019 -“Proporrò di convocare una riunione della commissione congiunta italo-libica, prevista dall’articolo tre del memorandum. In particolare dovremo favorire un’ulteriore coinvolgimento delle Nazioni Unite, della comunità internazionale e delle organizzazioni della società civile per migliorare l’assistenza ai migranti salvati in mare e le condizioni dei centri”. E’ stato questo il commento del ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio durante un question time alla Camera a un’interrogazione sulla prevista scadenza, il prossimo 2 novembre, del Memorandum di intesa Italia-Libia in materia di contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani.

“Una riduzione dell’assistenza italiana potrebbe tradursi in una sospensione delle attività della Guardia costiera libica, con conseguenti maggiori partenze, tragedie in mare e peggioramento delle condizioni dei migranti”. Ha proseguito spiegando che un’eventuale denuncia del memorandum con la Libia rappresenterebbe un vulnus politico, ma l’Italia sta lavorando per migliorarlo. “Il documento può essere modificato – ha aggiunto – ma è innegabile come abbia ridotto arrivi e morti in mare”.

Il Memorandum d’intesa Italia-Libia venne firmato nel febbraio 2017 dall’allora presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e dal primo ministro del governo di riconciliazione nazionale libico Fayez al-Serraj. L’accordo, che ufficialmente disciplina “la cooperazione nel campo dello sviluppo”, “il contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando” e “il rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana”, fu raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti e della guerra civile libica, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini.

Gli aiuti economici e il supporto addestrativo e di mezzi garantiti dall’Italia alla Guardia costiera di Tripoli, numeri alla mano, hanno sicuramente aiutato a ridurre drasticamente gli arrivi ma la Libia non sembra essere riuscita a migliorare, come promesso, le condizioni di vita dei migranti ammassati nei Centri di accoglienza. Centri ai quali le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie hanno si’ accesso, ma solo in modo molto limitato, come largamente documentato da rapporti governativi e da reportage giornalistici.

A far discutere e’ soprattutto il ruolo della Guardia costiera libica, che come altri gruppi armati affiliati al cosidetto Governo libico, è formata anche da milizie locali colluse con i trafficanti e terroristi. A tal proposito e’ opportuno ricordare la recente inchiesta di Nello Scavo, giornalista di “Avvenire”, che ha documentato come Abd al-Rahman al-Milad, noto come Bija, ritenuto tra gli organizzatori del traffico di migranti, abbia partecipato a diversi incontri di alto livello a Roma e in Sicialia su invito delle autorità italiane.

In molti sostengono che per il bene dei migranti, degli italiani e del popolo libico l’Italia dovrebbe sospendere qualsiasi rapporto con l’attuale Governo di Tripoli, in primis perchè frutto di un accordo politico scaduto nel 2017, secondo perchè non legittimo. Tutti i rapporti giornalistici confermano inoltre che il Governo di Fayez al-Serraj non ha alcun controllo sul territorio e dall’inizio delle operazioni militari dell’LNA a Tripoli rappresenta solamente una delle due parti in conflitto, tra le quali appare essere, tra l’altro, quella più debole e disorganizzata.

A tal proposito, la magistratura democratica ha espresso “forte preoccupazione” per il rinnovo del Memorandum d’intesa siglato con la Libia due anni fa. “Sulla base di quell’accordo – afferma una nota delle toghe di Md – l’Italia continua a sostenere con risorse cospicue la Guardia costiera libica e i centri di detenzione in Libia, avendo adottato una politica di esternalizzazione delle frontiere che non tiene conto degli attori internazionali in campo e delle conseguenze devastanti sulla vita e sui diritti umani delle persone migranti. L’esperienza dimostra che i finanziamenti non sono serviti a migliorare le condizioni di vita dei migranti nei centri di detenzione, dove sono soggetti a violenze di ogni genere e ridotti in schiavitu’, alimentando un vero e proprio traffico di esseri umani gestito dalla stessa Guardia costiera libica con complicita’ istituzionali”.

Tale quadro, “quotidianamente riscontrabile dai magistrati impegnati nelle audizioni dei richiedenti asilo, e’ confermato – sottolinea Magistratura democratica – dal rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Gutierres, rapporto consegnato alla Procura della Corte penale internazionale, insieme ad altre relazioni che hanno gia’ provocato l’interesse ufficiale di quella Procura per i crimini contro l’umanita’ posti in essere contro i migranti in Libia. Vale la pena di ricordare ancora una volta che la Libia non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status di rifugiato e che nel Paese e’ in corso una guerra civile sanguinosa. Gli effetti di tale guerra sono subiti anche dai migranti: basti pensare al bombardamento che lo scorso 2 luglio ha colpito un centro di detenzione provocando quaranta vittime e ottanta feriti”. Secondo Md, “ogni finanziamento a quel Paese rischia quindi di aumentare sempre piu’ i pericoli cui sono esposte le persone vulnerabili che l’attraversano. Ben altre sarebbero le politiche da adottare, a partire dalla realizzazione di corridoi umanitari gestiti dalle nostre istituzioni per fermare i trafficanti”: per questo, aggiungono le toghe di Magistratura democratica, “riteniamo necessario ai sensi dell’articolo 80 della Costituzione, che il rinnovo del Memorandum, come invece non e’ accaduto per l’approvazione, venga discussa in Parlamento, al quale solo compete ‘la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica’. Chiediamo, in sostanza – concludono – il rispetto del diritto internazionale, dalla Dichiarazione universale dei diritti all’Uomo fino alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”.

Intanto la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha stabilito che l’informativa del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sul’accordo Italia-LIBIA si terrà nell’Aula della Camera martedi’ 5 novembre o mercoledi’ 6 novembre. La data precisa verrà definita in seguito.

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