Milanesi: “La Libia non è un porto sicuro”, Salamè: “centri migranti non diventino un ossessione”

Di Vanessa Tomassini.

Roma, 28 giugno 2019 -“La definizione di porto sicuro viene da convenzioni internazionali. Non è l’Italia a stabilirlo, anche se so che questo darà luogo a varie voci dei media sulla convergenza di posizioni, ma è un dato di fatto”. A dirlo è stato il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, durante una conferenza stampa congiunta con il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite in Libia (SRSG), Ghassan Salamé.  Milanesi ha spiegato che a stabilire se un porto è sicuro ci pensa il diritto internazionale, che stabilisce determinate condizioni, al momento non presenti in Libia. Il capo della Farnesina ha affermato esattamente il contrario da quanto espresso a più riprese dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e la sua decisione di chiudere i porti italiani. La conferenza ha seguito l’incontro dei Paesi “P3 + 3” (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti insieme all’Egitto e agli Emirati Arabi Uniti) che supportano la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL). Durante il suo discorso, nella Sala Aldo Moro, Salamè ha espresso preoccupazione per la situazione umanitaria a Tripoli, definendo il ritiro dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) dalla città di Gharian, dove la Missione è stata in grado di inviare diversi aiuti umanitari, come un “progresso” dopo 11 settimane di conflitto. Milanesi e Salamé hanno confermato la legittimità del maresciallo Khalifa Haftar nel processo politico libico, benvenendo inoltre l’iniziativa del premier Fayez al-Serraj come un segnale importante della ripresa del dialogo tra est ed ovest. Durante una riunione televisiva, Serraj aveva chiesto di riunire tutti i partiti intorno ad un tavolo per trovare una soluzione pacifica alla crisi libica. Durante il suo discorso l’inviato Onu ha spiegato di aver ricevuto positivamente anche altre proposte, compresa quella del maresciallo Haftar. Riguardo all’immigrazione, Salamè ha detto che quello dei centri di detenzione migranti è solo una parte, “il 10% di un problema molto più vasto”. A tal proposito, Milanesi ha precisato che l’Italia non guarda alla Libia solo per ragioni economiche, o per il problema dei flussi migratori, “ma la nostra priorità è la sicurezza”. Sarebbe proprio il lato securitario e la nuova escalation di violenza a Tripoli ad aver “congelato” il ritorno del console italiano a Bengasi, che in realtà secondo Milanesi, non avrebbe mai interrotto le sue attività.

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