Nei luoghi del conflitto: Suq al-Khamis

Di Vanessa Tomassini.

Tripoli, 14 aprile 2019 – Il conflitto a Tripoli sembra non placarsi, colonne di fumo nero si vedono questa mattina dalla capitale libica provenire da Qasr Bin Ghashir. Il numero degli sfollati è salito 13625, trenta civili sono rimasti coinvolti negli scontri sabato, mentre il bilancio delle vittime dall’inizio degli scontri è di oltre 120 morti e 600 feriti, di cui la maggior parte civili. Ci troviamo a a Suq al-Khamees, centro abitato lungo la strada che collega Ghasir Bin Ghashir a Tarhouna. Qui venerdì le forze aeree di Misurata, sotto il comando di Fayez al-Serraj, capo supremo dell’esercito libico nonchè premier del Governo di Accordo Nazionale, ha sferrato un raid aereo contro le forze del Libyan National Army di Khalifa Haftar. “Erano le 8,35 di mattina – ci racconta Mariem- quando la nostra casa è stata lacerata dai bombardamenti”. L’abitazione di campagna si trova a 4 o 5 km dal centro abitato, dove ci sono tre scuole. “Sembra che l’aviazione volesse colpire un obiettivo militare, ma quando è stato raggiunto dai razzi anti-aerei, ha perso concentrazione e ha colpito l’area residenziale. Grazie a dio nessuno è rimasto ucciso dall’esplosione” ci racconta la giovane donna, sebbene i danni psicologici di questa guerra abbiano una portata devastante. La gente non si fida più di nessuno, ha paura perfino di dormire nelle proprie case e la tensione viene esasperata dalla preoccupazione per i propri familiari in altre aree, che non sono raggiungibili per via delle linee telefoniche interrotte.

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