Serraj ordina la liberazione dei giovani priogionieri, “la colpa non è loro”

Di Vanessa Tomassini.

Tripoli, 14 aprile 2019 – Cala la tensione nella capitale libica dopo che le forze allineate al Governo di Accordo Nazionale hanno respinto, almeno per il momento, l’offensiva del maresciallo Khalifa Haftar ed il suo autoproclamato Libyan National Army. Nel pomeriggio il premier Fayez al-Serraj ha incontrato nella sala delle operazioni congiunte il capo di stato maggiore della Difesa, i comandanti delle regioni militari occidentali, centrali e di Tripoli, il capo della forza antiterrorismo, il comandante della Guardia Presidenziale ed il direttore delle operazioni. Serraj ha spiegato che quello che sta accadendo intorno a Tripoli non è una guerra tra Oriente e Occidente, come sostengono alcuni, desiderosi di alimentare il conflitto ed aumentare la divisione tra i libici. Il premier ha dato ordine inoltre di liberare i prigioni minorenni, suggerendo ai direttori degli istituti di detenzione di consegnarli alle proprie famiglie con la promessa di non abbracciare più le armi. Serraj è determinato tuttavia a perseguire i responsabili. “Oggi  avremmo dovuto trovarci ad un incontro nazionale, portando i libici ad un tavolo di dialogo per discutere le vie d’uscita dalla crisi, ma c’è una fazione che ha insistito per portare il paese in una guerra che non vincerà”.

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In un incontro separato, il capo del Consiglio presidenziale ha discusso con il procuratore militare, Fathi Saad, l’avvio delle procedure per perseguire tutte le persone coinvolte nell’assalto a Tripoli, definito come criminale e fuori legge. “Non è colpa dei giovani catturati, ma i responsabili devono essere consegnati alla giustizia” ha dichiarato Serraj. Il procuratore militare starebbe preparando decine di mandati di arresto verso le persone associate alla guerra che ha causato migliaia di follati e messo i civili in grave pericolo, ribadendo che i crimini e le violazioni della legge e dei diritti umani sono stati tutti documentati. Ha poi avverito che la guerra non ha fatto altro che destabilizzare la situazione, deteriorando la sicurezza dell’intera area. Sempre nel pomeriggio il ministro dell’Interno, Fathi Pashagha, ha fatto visita ai feriti per sincerarsi delle loro condizioni, mentre dall’altra parte, a Bengasi, l’esercito minaccia nuove operazioni ed un nuovo attacco non più su sei assi, bensì su sette.

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