Immigrazione. Ministro Trenta: “I muri non servono a nulla”

Di Vanessa Tomassini.

Roma, 05 febbraio 2019 – Si è svolto oggi a Roma, nella nuova aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, il convegno “Un ponte tra i Parlamenti dell’area mediterranea”, partendo dall’esempio dell’iniziativa 5+5 Difesa, un forum nato nel 2004 per la cooperazione tra gli Stati del Mediterraneo Occidentale, in particolare tra i 5 Paesi della costa settentrionale (Francia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna) ed i 5 Paesi della costa meridionale africana (Algeria, Libia, Marocco, Mauritania e Tunisia). “Rivolgo a tutti i partecipanti il saluto da parte del Governo di Accordo Nazionale del mio Paese, che ha avuto l’onore di assumere la presidenza dell’iniziativa 5+5 Difesa dal primo gennaio 2019. Come sapete bene, il Governo di Accordo Nazionale libico è impegnato nella costruzione di uno Stato unitario, nella riforma economica, della sicurezza e nel raggiungimento di una stabilità in Libia. Oltre ai fattori contrastanti interni, ci sono gli attori esterni che influiscono anche nella gestione dei flussi migratori incontrollati. La gestione dell’immigrazione illegale è una sfida per 10 Paesi. In particolare, per la Libia rappresenta una minaccia alla sicurezza e una fonte di instabilità, nonché di criminalità”. Ha detto il neo-ambasciatore libico a Roma, Omar Al-Tarhouni, nel suo discorso di apertura, aggiungendo che “se i nostri amici della sponda nord pensano di risolvere la questione chiudendo i porti o respingendo gli immigrati verso il mio Paese, la Libia non ha la possibilità sociale, politica ed economica di ospitare centinaia di migliaia di migranti, rifiutati dall’Europa, oltre a coloro che arrivano in Libia in transito. Speriamo di poter discutere di immigrazione in maniera costruttiva, di poter aiutare questa gente che non possiamo considerare solamente come migranti clandestini, ma come persone che lasciano il loro Paese d’origine in cerca di una vita migliore in Europa”. Durante il primo panel sono intervenuti: il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, il sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa, Angelo Tofalo, il giornalista ed inviato di Repubblica, Giampaolo Cadalanu, l’analista strategico e coordinatore della ricerca per il Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS), Claudio Bertolotti, il docente all’Università La Spienza di Roma e direttore del centro studi CEMAS, Andrea Carteny, ed il deputato del Movimento 5 Stelle, membro della Commissione Difesa, Luigi Iovino. Da parte sua, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si è detta molto fiera del ruolo della Libia. “Il fatto che la Libia si sia assunta questa responsabilità – ha spiegato – è un segnale importante della volontà del Paese di andare avanti. Noi siamo sempre dietro, pronti ad intervenire in qualsiasi momento”. La Trenta ha poi elogiato i risultati di cooperazione raggiunti dai 10 Paesi durante il periodo di presidenza italiana nel 2018. “Si tratta di uno spazio condiviso, all’interno del quale, c’è un franco e leale raffronto, dove si ricercano e si vogliono dare soluzioni a questioni di interesse comune, che sono riferite alla sicurezza dell’area del Mediterraneo. Area che è diventata teatro di grande interesse geopolitico, frutto di grande instabilità e di grandi minacce, ma anche di grandi opportunità. Credo che la creazione di forum come quello dell’Iniziativa 5+5, e come spero che diventi questa nuova iniziativa che riguarda i parlamenti, debbano avere l’obiettivo di individuare proprio le opportunità”.  Ha sottolineato il Ministro della Difesa, ricordando le grandi sfide e i grandi cambiamenti dei nostri giorni. Riguardo ai fatti del 2011, che si sono verificati in Libia e in altri paesi del Medio-Oriente, la Trenta ha detto: “Abbiamo salutato con favore le primavere arabe, come una fase di risveglio e cambiamento. Dopo pochi anni, a causa delle crisi e dei conflitti che ne sono derivati, il nostro atteggiamento è parzialmente cambiato e ora ci rammarica l’effetto di destabilizzazione che hanno avuto le primavere arabe, anzi, alcuni pretendono di associare le precedenti dittature solamente con l’ordine che veniva garantito. Entrambi questi atteggiamenti sono profondamente sbagliati perché mancano di riconoscere la complessità e la profondità dei fenomeni che vi soggiacciono. Di fronte a tutto ciò, l’Occidente ha agito con determinazione, ma c’è stata una innegabile carenza, dapprima nella capacità di prevenire il fenomeno, e successivamente di sviluppare una strategia generale che permettesse di affrontare nello stesso tempo la domanda di cambiamento che proveniva da molte società arabe e islamiche e l’esigenza di sicurezza rispetto alla minaccia del terrorismo. Certamente l’Occidente deve continuare ad agire, scoprendo e neutralizzando il terrorismo, le sue capacità operative, la sua logistica, i flussi finanziari che lo alimentano. Al tempo stesso, non possiamo restare inermi se vediamo morire degli esseri umani in fuga. Il fenomeno migratorio non rappresenta una crisi temporanea perché è riconducibile a diversi fattori strutturali, quali il cambiamento climatico e le marcate differenze economiche e sociali tra i Paesi e quali, per esempio, i conflitti che noi siamo abituati a pensare come fenomeni contingenti che nascono e muoiono, ma che possono diventare strutturali. Il fenomeno migratorio va affrontato in maniera strategica e non contingente. I muri non servono a nulla, perché durano poco. Dobbiamo pensare che tipo di futuro abbiamo davanti”.

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Durante il secondo panel pomeridiano hanno preso la parola: la vice-ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Emanuela Del Re, il giornalista ed ex inviato di guerra, senior advisor dell’ISPI, Alberto Negri, i deputati del Movimento 5 Stelle e membri della Commissione Esteri, Simona Suriano e Pino Cabras, e l’ex ambasciatore in Tunisia ed Arabia Saudita, senior advisor dell’ISPI, Armando Sanguini. La viceministro Del Re ha voluto sottolineare l’importanza del convegno che mira ad estendere l’iniziativa a livello interparlamentare tra gli stessi Paesi del programma “5+5” in tema di cooperazione internazionale, affinché l’istituzionalizzazione del dialogo diventi un momento di condivisione di buone pratiche e di abbattimento delle distanze tra popoli che vivono a stretto contatto tra loro. “La cooperazione è strettamente collegata alla questione della sicurezza – ha sottolineato Del Re – per quanto riguarda il futuro l’agenda è sicuramente positiva perché le basi in passato sono state piuttosto concrete. Alcuni progetti cominciano a dare interessanti frutti, altri stanno scaturendo. La cooperazione euro mediterranea negli ultimi 5 anni ha riguardato progetti di sviluppo in particolare concentrati sulla ricerca e l’innovazione. L’ambito è molto ampio. La blue economy, ovvero l’economia della pesca, ad esempio, è un asse fondamentale per questo tipo di dialogo perché è uno degli elementi cardine nell’area che comporta un’infinità di questioni non soltanto commerciali, tecnico, operative, ma anche geopolitiche”.

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