Il ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi riceve il suo omologo libico Mohammed Taher Siyala

Di Ahmed Ali.

Nel quadro dei numerosi contatti volti a favorire l’avanzamento del processo politico di stabilizzazione della Libia – si apprende in una nota della Farnesina – il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha ricevuto oggi il suo omologo libico  del Governo non riconosciuto, Mohammed Taher Siyala, per un aggiornamento e uno scambio di vedute sulla situazione.

Mentre a Tripoli si consumavano pesanti scontri con la morte di diverse persone, il Ministro Moavero parlava di tenuta dell’accordo per il consolidamento del cessate il fuoco dello scorso 9 settembregrazie anche al lavoro svolto dal Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salamè. Inoltre, ha confermato il sostegno italiano allo svolgimento di elezioni trasparenti e democratiche, da tenersi con tempi e modalità che solo il popolo della Libia può decidere, in linea con il piano d’azione delle Nazioni Unite. In tale prospettiva, l’Italia resta impegnata nel dialogo assiduo con tutti gli interlocutori affidabili, al fine di facilitare una più spedita riconciliazione nazionale.

I due hanno condiviso i possibili obiettivi della conferenza sulla Libia che l’Italia è disponibile a ospitare, a novembre, in Sicilia, in uno spirito inclusivo e costruttivo, che prevede la partecipazione dei vari attori locali e degli Stati principalmente interessati, oltre alle principali organizzazioni regionali e internazionali. Lo scopo è di contribuire all’attuazione del piano d’azione ONU e a consolidarne le precondizioni politiche, legislative e di sicurezza indispensabili. Siyala ha espresso al Ministro Moavero l’auspicio che la conferenza possa costituire un passaggio nodale per il proprio Paese e ha assicurato la sua personale motivazione e determinazione, sebbene non è detto che il suo Governo regga fino a Novembre, considerate le richieste di modifica del Consiglio Presidenziale da parte del Parlamento e dell’Alto Consiglio di Stato e soprattutto la pressione dei gruppi armati che tengono ostaggio la capitale.

 

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