Di Vanessa Tomassini.

Mentre i libici stanno ancora “perdonando” l’ambasciatore Giuseppe Perrone per le sue dichiarazioni a Libya’s Channel, viste come un intromissione negli affari interni, il ministro degli Interni, Matteo Salvini, punta nuovamente il dito contro la Francia.

“Hanno fatto disastri ai tempi di Gheddafi e stanno provando adesso con Macron a portare avanti la stessa linea, fissando date delle elezioni senza coinvolgere nessuno” tuona il capo del Viminale, aggiungendo che  l’Italia si sta “affidando all’Onu, l’incontro con Trump è affidato all’Italia. Vogliamo accompagnare i libici che però devono essere gli unici che devono decidere su come e quando votare. Dire in un Paese ancora diviso e bombardato ‘si vota il 10 dicembre’ è una cosa grave, pericolosa, da arroganti colonialisti quali i ministri francesi son rimasti”.

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Proteste  a Warshefana, 15 agosto 2018, Speciale Libia

 

Intanto tra i libici cresce l’insofferenza verso le interferenze esterne, dopo le proteste a Janzour e Warshefana, ieri sono scesi in piazza diversi cittadini di al-Ajilat, a circa 80 km da Tripoli. I manifestanti hanno protestato contro l’intervento italiano in Libia, in particolare contro l’intromissione dell’ambasciatore d’Italia a Tripoli, nonchè per le difficili condizioni di vita dovute all’aumento dei prezzi.

Proteste ad al-Ajilat, 19 agosto 2018, 218TV

Si ricorderà che la Camera dei Rappresentanti, con sede a Tobruk, ha emesso una dichiarazione contro il diplomatico italiano, definito “persona non gradita”. La data delle elezioni del 10 dicembre è stata concordata a Parigi lo scorso 29 maggio da Fayez al-Serraj, Khaled al-Meshri, Aguila Saleh Issa e Khalifa Haftar durante la conferenza internazionale sulla Libia, organizzata con la facilitazione delle Nazioni Unite. Nella stessa occasione le parti libiche hanno concordato che le elezioni dovrebbero aver luogo solamente dopo l’emissione della legge costituzionale da parte del parlamento, entro il 26 settembre.

 

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