Al Sisi ad Atene: l’inclusività del processo politico, unica soluzione in Libia

Di Vanessa Tomassini.

Il fascicolo libico insieme ad una serie di questioni regionali è stato al centro delle discussioni di oggi tra il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ed il Primo Ministro greco, Kyriakos Mitsotakis. Al Sisi, ha sottolineato la necessità di affrontare veramente le radici della crisi, l’importanza dell’impegno della comunità internazionale a sostenere la soluzione politica della crisi libica, sulla base delle determinanti contenute nei risultati della Conferenza di Berlino e della Dichiarazione del Cairo.

Durante una conferenza stampa congiunta ad Atene, Mitsotakis ed Al Sisi hanno evidenziato l’impatto della situazione libica sull’intera regione. I due hanno concordato sul fatto che “una soluzione politica globale in Libia rimane l’unico modo per raggiungere la stabilità per questo paese fratello, e ciò che comporta in termini di trattamento reale delle radici della crisi attraverso il pieno impegno per le pertinenti decisioni delle Nazioni Unite, le conclusioni del processo di Berlino e la Dichiarazione del Cairo”.

Secondo quanto riferito dal portavoce della presidenza egiziana Bassam Radi in una nota, Al Sisi ha ribadito l’importanza di preservare l’integrità territoriale della Libia, lo smantellamento delle milizie armate, la riunificazione delle istituzioni statali, nonchè la necessità di affrontare con decisione gli interventi stranieri che le destabilizzano il Paese nordafricano, trasferendo combattenti, terroristi stranieri ed armi alle milizie estremiste.

Radi ha riferito che il presidente Al-Sisi ha discusso con il primo ministro greco i vari sviluppi di questioni regionali di interesse comune, in particolare quelle relative al Mediterraneo orientale, come cooperare e unirsi per affrontarle, nonché gli sviluppi della situazione libica. Al-Sisi ha riaffermato la visione del Cairo per una soluzione politica in Libia e i suoi sforzi volti principalmente a ripristinare il ruolo delle istituzioni statali e a colmare il vuoto di potere, che ha lasciato spazio alla proliferazione e al rafforzamento di milizie armate, che hanno trasformato la Libia in un centro di tensione nella regione che rischia di estendersi anche all’Europa.

Il portavoce ha aggiunto che il presidente egiziano e il primo ministro greco hanno concordato “sulla necessità di intensificare il coordinamento congiunto, pur affermando piena preoccupazione per porre fine alla crisi libica raggiungendo una soluzione politica che apra la strada al ritorno della sicurezza e della stabilità nel paese fratello”.

Il Cairo ha ospitato nei giorni scorsi la leadership del Governo di Accordo Nazionale (GNA) proprio mentre settacinque rappresentanti di diverse regioni della Libia sono impegnati a Tunisi a discutere la nomina di un nuovo esecutivo, nonchè le basi per raggiungere elezioni generali in modo di porre fine alla fase transitoria e alla mancanza di legittimità degli attuali attori. L’Egitto ha svolto un ruolo essenziale nel raggiungere un cessate il fuoco e lo stesso ministro dell’Interno del GNA, Fathi Bashagha, ha in diverse occasione espresso apprezzamento per questo.

Grecia ed Egitto si sono sempre opposti al ruolo egemonico del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nella regione, il quale ha adottato un atteggiamento provocatorio, attraverso attività esplorative e stringendo accordi con il Governo libico di Tripoli, che violerebbero la sovranità territoriale dei due Paesi sulle acque del Mediterraneo orientale. Erdogan ha anche sostenuto militarmente le forze affiliate al GNA, trasferendo in Libia decine di migliaia di combattenti siriani, mentre il Cairo ha sostenuto il Libyan National Army (LNA) di Khalifa Haftar nella sua lotta al terrorismo nella regione orientale.

Va ricordato infatti che a partire dal 2014, il sedicente stato islamico (Daesh) aveva trasformato la città costiera di Derna, a poca distanza dal confine egiziano, strategica perché punto di passaggio di armi, in una sua roccaforte, minacciando direttamente la sicurezza del Paese vicino. Nel 2020, il presidente egiziano aveva dichiarato Sirte ed Al Jufra “linea rossa” ed il Parlamento aveva autorizzato l’intervento militare egiziano in Libia in sostegno dell’LNA, qualora le forze armate del GNA sostenute da Ankara l’avessero varcata.

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