L’ultimatum di Haftar alle milizie: “tre giorni per lasciare Tripoli”

Di Vanessa Tomassini.

Le milizie islamiste di Misurata hanno a disposizione “72 ore” per ritirarsi da Tripoli e Sirte. E’ questo l’ultimo appello del Libyan National Army (LNA), pronunciato in diretta TV da Ahmed Al-Mismari, portavoce dell’Esercito nazionale libico guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar. Nel comunicato letto da al-Mismari, l’esercito – che ha condotto solo giovedì 14 raid aerei a Misurata, compresa la Facoltà di Aviazione civile – ha minacciato di continuare a bombardare i gruppi islamisti se tale ritiro non si verificasse. Il portavoce ha rivelato inoltre che ieri le forze dell’Lna hanno preso di mira un deposito di armi inviate da Ankara, in concomitanza con l’approvazione da parte del Consiglio presidenziale del Memorandum in materia di sicurezza firmato il 27 novembre scorso.

A tal proposito Al-Mismari ha sottolineato che l’ultima richiesta di aiuto inviata da Fayez al-Serraj rappresenta soltanto “un inutile tentativo di salvataggio”. “L’operazione ha provocato l’indebolimento delle capacità del nemico in diversi siti militari a Misurata. I nostri combattenti sono tornati alle loro basi sani e salvi”. Ha aggiunto il portavoce dell’Esercito libico.

Nelle scorse ore si è assitito ad un escalation di violenza, caratterizzata in particolare dall’aumento di raid aerei da parte dell’LNA su diverse posizioni delle milizie di Tripoli e Misurata, dopo la calma apparente della giornata di ieri ai fronti di Wadi al-Rabia ed Ain Zara. Civili hanno riferito di forti esplosioni nella notte, ben udibili anche dalla strada costiera nel centro della capitale. Questa mattina fonti indipendenti riferiscono di un avanzata dell’esercito nei pressi di Tariq al-Matar dove le truppe dell’LNA sarebbero entrate in controllo del campo Hamza. Le ultime notizie parlano di rinnovati scontri nella campagna che si estende tra Garian e Tarouna e nuovi raid aerei a Zliten e Hay Demsheq, a sud di Tripoli.

La situazione resta tragica per migliaia di famiglie sfollate, costrette ad abbandonare le proprie case per via del conflitto. Molti civili si sono ritrovati in mezzo alla strada senza sapere dove andare ed è questo il fallimento più impressionante del Governo guidato da Fayez al-Serraj, che sebbene abbia istituito un comitato di crisi per la gestione degli sfollati, quasi nulla è stato fatto per loro sul terreno, mentre continua la macchina di solidarietà internazionale e soprattutto locale. In molti credono che anzichè continuare a finanziare l’arrivo di armi da Paesi stranieri alle milizie, il Consiglio presidenziale dovrebbe prestare più attenzione ai bisogni dei suoi cittadini.

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