L’inchiesta di Avvenire riaccende dubbi su chi sostiene l’Italia in Libia

Di Vanessa Tomassini.

In questi giorni il quotidiano “Avvenire” sta portando avanti un’inchiesta realizzata da Nello Schiavo, che dimostra la partecipazione di Abd al-Rahman al-Milad, alias Bija, a diversi incontri organizzati dalle autorità italiane a Cava di Mineo nel 2017. Nello Scavo è stato in grado di pubblicare alcune foto, che afferma di aver ricevuto da fonti ufficiali, che ritraggono Bija seduto al tavolo con una delegazione di ufficiali libici, italiani e rappresentanti di organizzazioni umanitarie internazionali, dopo aver ricevuto un lasciapassare per entrare nel nostro Paese e venire accompagnato dalle autorità italiane a studiare «il modello Mineo». Abd al-Rahman al-Milad – scrive Schiavo su Avvenire – è accusato dall’Onu di essere uno dei più efferati trafficanti di uomini in Libia, padrone della vita e della morte nei campi di prigionia, autore di sparatorie in mare, sospettato di aver fatto affogare decine di persone, ritenuto a capo di una vera cupola mafiosa ramificata in ogni settore politico ed economico dell’area di Zawya.

In un articolo pubblicato oggi, Nello Scavo, riporta un certo rammarico dell’Organizzazione internazionale dei migranti (Oim) per aver visto «che questo individuo facesse parte della delegazione ufficiale libica in un viaggio facilitato in Italia». Un portavoce dell’Organizzazione ha inviato ad Avvenire una lunga nota nella quale vengono attribuite specifiche responsabilità al Viminale che, a seconda di come si voglia vedere la storia, o non disponeva delle informazioni che ormai circolavano da tempo, oppure aveva chiuso un occhio nel momento caldo della trattativa con le tribù libiche, a cui era stato chiesto di contribuire all’interruzione delle partenze di migranti. L’organizzazione sottolinea che a Bija venne fornito nel 2017 un visto dalle autorità italiane che forse non conoscevano la condotta malavitosa del trafficante.

Bija in un meeting a Cava di Mineo, Avvenire

Nel giugno 2018, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per la prima volta ha imposto sanzioni a sei soggetti coinvolti nella tratta di esseri umani e contrabbando in Libia. La logica alla base delle sanzioni, fortemente volute dai Paesi Bassi, è stata quella di contribuire a migliorare “la vita di migranti e rifugiati in Libia impedendo loro di realizzare un viaggio pericoloso attraverso il Mediterraneo. Tra i sanzionati c’è proprio Abd Al Rahman Milad alla guida dell’unità di guardia costiera di Zawiya e Mohammed Koshlaf (alias Gsab).

Le sanzioni non hanno avuto alcun impatto sul loro comportamento quotidiano, poiché continuano a svolgere un ruolo chiave nel traffico di esseri umani, nel traffico di carburante e nella sicurezza locale.

Bija è il capo del ramo della guardia costiera di Zawiya che è stata finanziata dall’Italia, addestrata e attrezzata dall’UE come parte degli sforzi per arginare le partenze dei migranti dalla Libia. Fonti ufficiali affermano che Bija ha ottenuto questa posizione grazie al supporto dei fratelli Mohammad e Walid Koshlaf, a capo della Brigata al-Nasr che controlla l’omonimo centro di detenzione migranti.  Fonti della Guardia Costiera hanno confermato che i fratelli Koshlaf avevano una certa leva sulle gerarchie dei guardacoste di Zawiaya.  Gli esperti delle Nazioni Unite hanno raccolto inoltre una serie di testimonianze circa le disumane condizioni del centro di detenzione al-Nasr dove donne e bambini vivono in condizioni critiche.

Qui, molti migranti vengono spesso picchiati, mentre altri, in particolare le donne dei paesi sub-sahariani e del Marocco, sono stati venduti sul mercato locale come “schiave sessuali”.

Il comandante del centro è Tareq al-Hengari un altro membro della guardia costiera che ha sparato alle barche dei migranti in mare, causando la morte di un numero imprecisato di migranti, nel tentativo di minare l’attività di contrabbando dei concorrenti dei fratelli Koshlaf. Dal 2015, la pattuglia della guardia costiera di Zawiya gestita da Bija, è stata coinvolta nell’intercettazione dei migranti e nel trasferimento al centro di detenzione di al-Nasr. Un gruppo armato di Awlad Saqr, anch’esso coinvolto nel traffico di migranti, ha tentato di assumere il controllo della nave nel marzo 2016.  Ripetuti scontri violenti si sono verificati a Zawiya nel 2016 e 2017, tra gruppi armati controllati da Ibrahim Hneish e Gsab da una parte e al-Khadrawi e al-Lahab dall’altra, dimostrando quanto sia forte la concorrenza sugli affari criminali. Il rapporto afferma inoltre che i gruppi concorrenti hanno regolarmente preso di mira i migranti sotto la custodia dei loro rivali, provocando morte e lesioni a molti di loro. I migranti detenuti da Bija e Gsab hanno avuto la possibilità di pagare una tassa per uscire e ripartire dalla Libia in barca. In sostanza, Gsab e Al-Bija hanno lavorato sia a favore che contro gli sforzi dell’UE e dell’Italia per arginare il traffico di migranti.

Il 17 agosto 2016, un motoscafo ha attaccato una nave di Medici Senza Frontiere al largo della costa libica. Nell’attacco erano coinvolti due ufficiali della guardia costiera fedeli guarda caso ad Abd al-Rahman Milad.

Ad aprile 2019, qualche giorno dopo l’inizio delle operazioni del Libyan National Army (LNA) nella capitale Tripoli, il procuratore generale di Tripoli, Saddik al-Sour, ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Abd al-Rahman al Milad. Al-Sour ha affermato che l’ufficio del procuratore generale “ha ricevuto rapporti di sicurezza che hanno monitorato i movimenti di alcuni individui coinvolti con gruppi appartenenti alla criminalità organizzata”. Tra questi spunta il nome di Abd Al-Rahman Al-Milad, indicato come “presente a Tripoli, si muove tra diverse aree al suo interno”.

In questo video Milad appare tra le milizie alleate con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) mentre minaccia l’LNA. L’attore locale che fornisce a Gsab una copertura politica è un leader della milizia di Zawiya noto come Ali Abu Zuriba, alleato di una milizia conosciuta come Battaglione dei Rivoluzionari di Tripoli. Nel frattempo, Gsab ha promesso la sua fedeltà all’LNA. Ciò lascia pensare che, nonostante la retorica anti-contrabbando dell’LNA e del Governo ad Interim che lo sostiene, l’esercito potrebbe allearsi con contrabbandieri come Gsab allo scopo di prevalere sulle milizie islamiste.

Oltre al traffico di esseri umani, la rete del contrabbando di Zawiya, di cui Bija fa parte è al centro delle attività di traffico di carburante. Numerosi gruppi armati in Libia operano nel settore del traffico di carburante. Le loro attività in gran parte contribuiscono alla crescente violenza e insicurezza nella Libia occidentale e, quindi, a minacciare la pace e la stabilità in Libia e nei paesi vicini. Anche le loro azioni aumentano i prezzi del carburante e privano le popolazioni locali dell’accesso al carburante. La Brigata Al-Nasr, guidata da Mohammed Kachlaf, fu incaricata alla sicurezza della raffineria di Zawiya il 5 luglio 2014 dal comandante delle guardie alle strutture petrolifere, il defunto colonnello Ali al-Ahrash. Da allora, Al-Nasr ha organizzato i traffici di contrabbando di carburante in collaborazione con gruppi armati di Zawiya, Sabratah, Ujaylat e Warshefana. Va ricordato che la maggior parte di questi gruppi ha collaborato con le operazioni della Libia Dawn nel 2011, 2014 e 2015. Il documento del pannello degli esperti Onu dell’estate 2018 indica che il contrabbando dalla raffineria di Zawiya è notevolmente diminuita dalla fine del 2017.

Mohammed Kachlaf ha negato queste accuse e qualsiasi relazione con i contrabbandieri di carburante, aggiungendo che la sua forza, composta da 1.200 uomini è incaricata di fornire sicurezza esterna alla raffineria e prevenire intrusioni. Il ruolo della Brigata Al-Nasr si limita a organizzare il movimento dei camion fuori dalla raffineria. Ha spiegato che la maggior parte dei camion coinvolti nel contrabbando ha permessi legali, nel qual caso il suo gruppo non aveva l’autorità per impedire loro di caricare, attribuendo la responsabilità del contrabbando alle società di distribuzione. Indipendentemente che il traffico avvenga via mare verso Italia, Malta o Turchia, o via terra attraverso la Tunisia, la Brigata Al-Nasr è nella posizione migliore per esercitare il controllo sulla distribuzione di combustibile dalla raffineria. Abd al-Rahman al-Milad appare in alcune foto a bordo della nave Temeteron, che venne intercettata il 28 giugno 2016 mentre cercava di contrabbandare carburante dalla Libia. Durante lo scorso anno, un litro di carburante è stato venduto a 1,25 dinari sul mercato nero in Zawiya e a 1,75 o 2 dinari al litro a Zuwara, ed occasionalmente fino a 4 dinari, che è 26 volte il prezzo ufficiale.

Abd al-Rahman al-Milad sulla nave Temeteron, UN panel of experts
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