Il futuro della Libia a Roma tra Serraj, Macron e Steinmeier

Di Vanessa Tomassini.

L’Italia svolge il suo ruolo naturale di mediatore nella soluzione del conflitto in Libia e il raggiungimento di una stabilità nell’ex colonia. Una sfida importante per il Governo di Giuseppe Conte e la sua nuova squadra, consapevoli che in Libia sono in gioco non solo gli interessi italiani, ma anche la sicurezza e la stabilità dell’Europa e dell’intera regione. In vista della Conferenza internazionale organizzata dalla Germania e faciliatata dalle Nazioni Unite, Roma diverrà da oggi crucivia per i capi di Stato interessati al fascicolo libico.

Il primo ad essere ricevuto dal presidente Conte, il premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Serraj. Poi sarà la volta del capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, il cui ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, ha appena fatto ritorno dal Cairo. Dopo anni di posizioni contrastanti, sembra che Italia e Francia si siano riavvicinate sulle modalità di approccio al fascicolo libico. Dopo il fallimento delle iniziative di Parigi e Palermo, è immaginabile che entrambi i Paesi europei siano insoddisfatti, o quanto meno non pienamente a proprio agio, con i propri partner libici.

Se è vero che i tra i due litiganti, il terzo gode, da mesi la Germania ha messo in atto una diplomazia particolarmente incisiva in Libia, attraverso il finanziamento di progetti ed iniziative, ma anche grazie all’ambasciata che ha saputo trovare stile comunicativo e strategie vincenti, lontano da polemiche e cadute di stile. A tal proposito giungerà a Roma domani e si tratterrà fino a venerdì, Frank-Walter Steinmeier, Presidente della Repubblica federale tedesca dal 19 marzo 2017, già Vice Cancelliere e Ministro degli Esteri della Germania dal 2005 al 2009, poi nuovamente Ministro degli Esteri dal 2013 al 2017, durante i governi di grande coalizione di Angela Merkel.

L’Italia e gli altri Paesi europei hanno condannato, almeno nei comunicati, l’offensiva del Libyan National Army (LNA), sotto l’egida del feldmaresciallo Khalifa Haftar, senza tuttavia intraprendere azioni concrete per proteggere i civili, nè per fermare tale offensiva. La Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL), guidata dal rappresentate speciale del Segretario Generale, Ghassan Salamé, è stata costretta a rivedere nuovamente il piano di azione che consenti alla Libia di uscire dallo stallo. La nuova iniziativa prevede una conferenza internazionale che riunisca le potenze straniere interessate al conflitto e, successivamente, una riunione dei principali attori libici prima di ritornare ad una conferenza di riconciliazione nazionale globale.

Il primo step del nuovo action-plan, presentato da Salamé al Consiglio di Sicurezza, sarebbe dovuto essere realizzato il prima possibile, idealmente a ridosso della tregua dell’Eid al-Adha o al massimo entro la fine di settembre, mentre oggi sembra drammaticamente slittato a novembre. Se tutti ripudiano l’ipotesi di una soluzione militare, di fatto sul terreno resta lo scenario più realistico.

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