Tripoli. Milanesi condanna il raid a Tajoura

Il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha condannato in una nota il raid aereo che ha preso di mira martedì sera il centro di detenzioni migranti, nel sobborgo di Tajoura, a sud ovest della capitale Tripoli. Dopo i primi numeri rilasciati dal ministero della Salute libico, che parlavano di 150 migranti morti, il bilancio reale sarebbe di 44 morti ed almeno 130 feriti, di cui alcuni in condizioni critiche. “Apprendo, con sgomento, del bombardamento notturno a Tajoura, nei pressi di Tripoli, che ha colpito un centro per migranti, causando la morte di decine di persone, tra i quali donne e bambini. Un’ulteriore tragedia che mostra l’atroce impatto della guerra sulla popolazione civile. La netta condanna dei bombardamenti indiscriminati di aree civili, si accompagna all’appello a fermare un aggravarsi delle ostilità che mette continuamente in gravissimo pericolo vite umane e distrugge infrastrutture essenziali per la popolazione”.

Moavero Milanesi ha chiesto inoltre che vengano garantite “immediatamente, misure di seria protezione per i civili e, in particolare, trasferire i migranti che si trovano nelle strutture di raccolta in luoghi al sicuro dai combattimenti e sotto la tutela delle Nazioni Unite”. La stessa richiesta è stata già avanzata nel maggio 2017 dalla Corte di Giustizia Internazionale, che indagando su una serie di crimini relativi al fascicolo migratorio dal Paese nordafricano, ha invitato a trasferire i migranti dai centri gestiti dalle milizie. IOM ha più volte sottolineato le condizioni inaccettabili in cui vengono lasciati i migranti in Libia, che si sono aggravate con la nuova escalation di violenza. Pochi giorni fa, diverse fonti riferiscono di 20 migranti e richiedenti asilo, morti nel centro di detenzione di Zintan. Gli scontri continuati tra le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) e il Libyan National Army (LNA) si sono concentrati spesso intorno alle strutture di detenzione, utilizzate come magazzini e depositi di armi, il che li rende obiettivo di raid aerei come quello di ieri. L’allarme era stato lanciato il mese scorso dai funzionari di UNHCR.

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