Relazione del procuratore internazionale al Consiglio di sicurezza

Mercoledì 8 maggio il Procuratore della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, ha presentato la sua 17ma relazione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ecco la sua dichiarazione integrale:

Signor Presidente, Eccellenze,

1. Accolgo con favore l’opportunità di impegnarmi nuovamente con questo Consiglio, presentando la mia diciassettesima relazione sulla situazione in Libia. Prima di farlo, consentitemi di congratularmi con l’Indonesia per aver assunto la Presidenza di questo Consiglio per il mese di maggio e per ringraziarvi per aver presieduto questa sessione.

2. Mentre mi rivolgo a voi oggi, con mio grande dispiacere, i combattimenti in Libia continuano senza sosta. Negli ultimi sei mesi, la violenza è aumentata e si sono verificati scontri armati in diverse aree della Libia, tra cui Derna a est, Murzuq a sud e Tripoli a ovest. Come sempre, il mio ufficio continua a monitorare da vicino il conflitto in corso, raccogliendo informazioni da diverse fonti e valutando se siano stati commessi crimini all’interno della giurisdizione del Tribunale penale internazionale.

3. Il mio ufficio sta ovviamente prestando particolare attenzione al conflitto armato in corso a Tripoli e dintorni dall’inizio di aprile di quest’anno. I rapporti indicano che i combattimenti hanno già causato 432 morti, inclusi almeno 23 civili. Più di 50.000 persone sono state internamente sfollate dalle ostilità, mentre altre rimangono intrappolate nelle aree colpite dal conflitto. Inoltre, vi sono serie preoccupazioni per la sicurezza di migranti e rifugiati che sono detenuti in centri vicini a zone di conflitto.

4. Il 16 aprile, ho rilasciato una dichiarazione in cui si chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto armato di rispettare pienamente le regole del diritto internazionale umanitario. Ho sottolineato che tutte le parti coinvolte nel conflitto armato devono prendere tutte le misure necessarie per proteggere i civili e le infrastrutture civili, comprese scuole, ospedali e centri di detenzione.

5. In particolare, ho esortato i comandanti, sia militari che civili, a garantire che i loro subordinati non commettano crimini sanciti dallo Statuto di Roma. La legge su questo è chiara. Laddove un comandante sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che i suoi subordinati stavano commettendo o stavano per commettere reati e non era riuscito a prendere tutte le misure necessarie e ragionevoli nel suo potere per impedire o reprimere tali crimini, il comandante può essere ritenuto penalmente responsabile.

6. Approfitto del mio intervento in questo forum per rendere nuovamente chiaro il mio messaggio a tutti coloro che sono coinvolti nei combattimenti in Libia: il mio ufficio è pronto a indagare e, se del caso, a perseguire qualsiasi parte del conflitto armato in corso impegnarsi in una condotta che costituisce un crimine all’interno della giurisdizione della CPI. La sofferenza del popolo libico deve fermarsi.

7. Esorto questo Consiglio e tutti gli stati membri delle Nazioni Unite a garantire che un messaggio coerente e inequivocabile sia trasmesso a tutte le fazioni in guerra in Libia che le regole del diritto internazionale umanitario debbano essere pienamente rispettate e che i responsabili dei crimini atroci si tengano individualmente penalmente responsabili.

Signor Presidente, Eccellenze,

8. Vorrei ora aggiornare il Consiglio in relazione al caso di Saif Al-Islam Gheddafi. Come sapete, nel mese di giugno dell’anno scorso, il sig. Gheddafi ha presentato una contestazione sulla ricevibilità del suo caso dinanzi alla CPI. Gheddafi ha dichiarato che il suo caso era irricevibile perché era già stato processato in Libia per lo stesso comportamento asserito dinanzi alla CPI.

9. Il signor Gheddafi ha perso questa sfida. Il 5 aprile di quest’anno, la maggioranza dei giudici della sezione preliminare I ha respinto la sua sfida di ammissibilità, decidendo che il caso del sig. Gheddafi è ammissibile dinanzi alla CPI. All’inizio di oggi, il Giudice Perrin de Brichambaut della stessa Camera ha emesso un parere distinto e concomitante, in cui ha concordato con la decisione alla maggioranza su tre punti principali: in primo luogo, che Gheddafi è legittimato a presentare la richiesta di ammissibilità; in secondo luogo, respingendo la sfida dell’ammissibilità e in terzo luogo che la causa contro Gheddafi è ammissibile.

10. Nel prendere la sua decisione, la Camera ha rilevato che Gheddafi non era stato processato in Libia ai sensi degli articoli pertinenti dello Statuto di Roma. Secondo la legge nazionale libica, dal momento che Gheddafi è stato condannato in contumacia dalla Corte di Assise di Tripoli, una volta arrestato, il processo dovrebbe ricominciare daccapo. Quindi, nessun giudizio finale sul merito era stato emesso nel procedimento nazionale contro il signor Gheddafi. Inoltre, la sentenza emessa contro il sig. Gheddafi non aveva acquisito un effetto giudiziale, che la Camera ha ritenuto fosse tenuta a soddisfare gli articoli applicabili dello Statuto di Roma.

11. Inoltre, la Camera ha rilevato che Gheddafi non aveva ricevuto l’amnistia in Libia. La Camera ha osservato che “concedere amnistie e grazie per atti gravi come l’omicidio che costituisce crimini contro l’umanità è incompatibile con i diritti umani internazionalmente riconosciuti”. Ha affermato che “amnistie e grazie perdonano gli obblighi positivi degli Stati di indagare, perseguire e punire i colpevoli di crimini essenziali” e “negare alle vittime il diritto alla verità, l’accesso alla giustizia e richiedere riparazioni ove appropriato”.

12. Questi sono risultati importanti in relazione alla lotta contro l’impunità per i crimini internazionali e quelli che si allineano con le precedenti scoperte riguardanti amnistie e grazie da parte di diversi tribunali regionali e internazionali di tutto il mondo.

13. Il sig. Gheddafi ha presentato ricorso contro la decisione della Camera sulla questione dell’ammissibilità.

Signor Presidente, Eccellenze,

14. Indipendentemente dagli attuali procedimenti di ammissibilità, la Libia rimane sottoposta all’obbligo di arrestare e consegnare Gheddafi alla CPI. Sfortunatamente, il caso del sig. Gheddafi non è l’unico nella situazione della Libia che rimane in un vicolo cieco. I mandati di arresto sono inoltre rilevanti in relazione a tutti gli altri sospetti in Libia per quanto riguarda i signori Al-Tuhamy Mohamed Khaled e Mahmoud Mustafa Busayf Al-Werfalli.

15. In definitiva, l’esecuzione di questi mandati di arresto dipende dalla cooperazione degli Stati. Purtroppo, assicurare la cooperazione dello Stato nell’arresto e nella consegna dei sospetti rimane una delle maggiori sfide affrontate dalla CPI. La performance della Corte non può essere separata da questa realtà. Il successo della Corte dipende in gran parte dalla cooperazione effettiva e concreta degli Stati.

16. La mancata detenzione e la consegna di persone contro le quali sono stati emessi mandati di arresto possono comportare un danno reale. Questo è chiaramente illustrato dal caso del signor Al-Werfalli. Nonostante il mandato dell’ICC di arresto contro di lui per il crimine di omicidio di guerra in relazione a 33 persone, il signor Al-Werfalli rimane in libertà e presumibilmente ha ucciso altre 10 vittime solo cinque mesi dopo l’emissione del mandato di cattura della CPI. Oggi, due mandati per il suo arresto restano in sospeso. Il fatto che il signor Al-Werfalli sia in Libia è ben noto. Non è detenuto e non ci sono prove che sia stato autenticamente processato in Libia dai suoi superiori nell’esercito nazionale libico.

17. Il signor Al-Tuhamy, ex capo dell’Agenzia per la sicurezza interna libica, accusato di crimini legati alla detenzione illegale, alla persecuzione e alla tortura di presunti oppositori politici del regime di Muammar Gheddafi, è stato voluto dal 2013.

18. Nonostante i gravi crimini denunciati contro di loro, tutti e tre i sospettati nella situazione libica rimangono in libertà. Il mancato arresto di questi sospettati mette a repentaglio le indagini in corso dell’Ufficio. Invia un messaggio alle vittime che i presunti colpevoli possono sottrarsi alla giustizia e continuare a commettere crimini impunemente. Distacca i testimoni dall’avanzare e mettere la loro fiducia nella CPI, e li mette in un pericolo non necessario. A lungo termine, questa mancanza di responsabilità mina il rispetto per lo Stato di diritto e impedisce il progresso verso la stabilità e la sicurezza in Libia.

19. Lo status quo non è sostenibile. L’impunità per i crimini contro le atrocità non è certo favorevole a portare pace e stabilità in questo paese lacerato dalla guerra. Colgo l’occasione per rinnovare la mia richiesta di cooperazione statale con l’arresto e il trasferimento di sospetti ICC, e chiedo a questo Consiglio di dare il suo sostegno prendendo una posizione chiara a sostegno.

Signor Presidente, Eccellenze,

20. Il mio ufficio continua inoltre a seguire la situazione relativa agli sfollati interni in Libia. Decine di migliaia di persone rimarranno internamente sfollate. Gli sfollati, in particolare donne e bambini, sono tra le popolazioni più vulnerabili. Non subiscono solo significativi impatti sociali ed economici, ma sono anche esposti ad atti di violenza.

21. I migranti rappresentano anche una popolazione molto vulnerabile in Libia. Le segnalazioni di gravi e diffusi crimini commessi contro i migranti non sono diminuite negli ultimi sei mesi. La mia squadra continua a raccogliere prove in relazione a questi presunti crimini attraverso strategie investigative e di cooperazione. Nel fare ciò, prestiamo particolare attenzione alla commissione dei reati sessuali e di genere.

22. Il corpo di prove raccolte dal mio Ufficio indica che crimini come tortura, carcerazione illegale, stupro e riduzione in schiavitù sono commessi contro i migranti durante i loro viaggi e in entrambi i centri di detenzione ufficiali e non ufficiali. Le prove implicano individui, milizie e attori statali nel commercio di migranti e trafficanti di migranti in molte parti della Libia, tra cui Misurata, Al-Zawiyah, Tripoli e Bani Walid.

23. Sulla base delle prove raccolte fino ad oggi, la mia squadra continua a valutare la fattibilità di portare i casi davanti alla CPI in relazione ai crimini contro i migranti. Allo stesso tempo, il mio ufficio sta collaborando con un certo numero di Stati e organizzazioni per sostenere indagini e azioni penali nazionali che riguardano il traffico e la tratta di esseri umani attraverso la Libia. Questa strategia mira a colmare il divario di impunità assistendo i sistemi nazionali a fornire la responsabilità per i reati che potrebbero non rientrare nella giurisdizione della CPI. I feedback dei nostri partner mostrano che questa strategia si sta già dimostrando efficace e sta dando risultati concreti.

Signor Presidente, Eccellenze,

24. Prima di concludere, vorrei esprimere il mio apprezzamento per la cooperazione che il mio ufficio riceve da molti Stati, tra cui la Libia, la Tunisia, i Paesi Bassi, l’Italia e il Regno Unito. Inoltre riceviamo assistenza preziosa da organizzazioni come la missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia e INTERPOL. Il sostegno pratico di questi Stati e organizzazioni per il lavoro della CPI merita di essere riconosciuto.

25. Vorrei anche riconoscere il coraggio di molti libici che hanno collaborato con il mio ufficio dal 2011 fino ad oggi. La mia squadra ha parlato con persone che hanno sopportato sofferenze indicibili e hanno perso i propri cari in circostanze terribili. Siamo consapevoli che, dato il clima prevalente di impunità in Libia, ci sono persone che vedono la CPI come la loro unica speranza per tenere conto dei presunti autori di crimini atroci. Sappiamo anche che molte persone, comprensibilmente, vorrebbero vedere più risultati dall’ICC, prima o poi.

26. I tipi di indagini intraprese dal mio ufficio sono complesse e spesso lunghe. Tuttavia, le assicuro, e al popolo libico, che la situazione in Libia rimane una priorità per il mio ufficio. La mia squadra prende molto seriamente la sua responsabilità di indagare e perseguire i crimini della CPI in Libia, e sta lavorando duramente per far avanzare i suoi casi esistenti e anche per portarne di nuovi.

27. In definitiva, i progressi del mio Ufficio nella situazione della Libia sono frustrati e la fiducia nella CPI è indebolita quando, anno dopo anno, i mandati di arresto rimangono ineseguiti. La credibilità di questo Consiglio è anche offuscata se non riesce a prendere misure concrete per assicurare l’arresto e la consegna dei sospettati. Quando i sospettati vengono arrestati e arresi alla CPI, le accuse contro di loro possono essere testate in un’udienza equa e pubblica. Questo dà alle vittime dei loro presunti crimini l’opportunità di partecipare al processo, di essere ascoltati e di vedere fatta giustizia.

28. Pertanto, è imperativo che tutti i mandati di arresto in sospeso nella situazione in Libia siano eseguiti. Il raggiungimento di questo obiettivo richiede la piena collaborazione dei membri di questo Consiglio e di tutti gli Stati interessati. Ciò include sia Stati parti che parti non statali, inclusa la stessa Libia. Insieme, possiamo garantire l’effettiva attuazione della Risoluzione 1970 e rispondere adeguatamente alle speranze e alle aspettative che ha generato per il popolo libico. La pace e la stabilità che il popolo libico ha desiderato per così tanto tempo sono strettamente intrecciate con la capacità della CPI di svolgere efficacemente il suo mandato nella situazione libica.

29. In un paese devastato da guerre e conflitti, con grandi sofferenze umane, è arrivato il tempo per l’abbraccio protettivo della legge a sentirsi reale e tangibile ai libici. Signor Presidente, Eccellenze, agendo nell’ambito dei nostri rispettivi mandati, condividiamo un onere congiunto e una grande responsabilità a tale riguardo nell’interesse di tutti i libici e la Libia. Non dobbiamo mancare di rispettare questo dovere congiunto.

30. Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

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