Zawiya, 116 soldati e diversi mezzi di Haftar catturati

Di Vanessa Tomassini.

Tripoli, 12 aprile 2019 – Dopo Ain Zara, abbiamo visitato il centro di detenzione di Firka al Hula, a Zawiya, capoluogo dell’omonimo distretto, a meno di 40 chilometri ad ovest di Tripoli. Qui sono detenuti, dalle forze del Ministero dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale, 116 uomini delle linee del maresciallo Khalifa Haftar, desiderosi di prendere il controllo della capitale. Tra questi, rilasciato alla Libyan Red Crescent dopo un tentato suicidio, c’è anche il giovane ragazzo che vedete in foto. E’ stato catturato durante gli scontri alla porta 27 tra Warshefana e Zawiya. Ci dice che si è unito alle forze del Generale Haftar per soldi, sebbene al momento non abbia ancora ricevuto nulla. Soffre di diversi problemi e anche suo zio è stato catturato dalle forze governative e si trova nello stesso centro di detenzione.

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Un altro seduto a terra, insieme agli altri, dice di avere 17 anni. “Ho attaccato Tripoli, perchè siamo l’esercito e controlleremo Tripoli”. Sam, arriva dalla regione occidentale, dice che quando uscirà da qui riprenderà gli studi. Molti dei prigionieri, che qui vengono trattati con rispetto e secondo gli standard internazionali che regolano il conflitto, affermano di non avere mai ricevuto un training militare idoneo. “Sono stato mandato in battaglia dopo solamente 21 giorni di preparazione“. Nel piazzale del carcere, ci sono almeno 17 mezzi equipaggiati con mitragliatrici pesanti, sottratti alla coalizione di Haftar. Sono nuovisissimi, uno segna meno di 4000 chilometri. Ora le forze che proteggono Tripoli li stanno verniciando di nero per usarli contro gli uomini del comando generale di Bengasi.

Va ricordato che molti giovani si sono uniti spontaneamente all’esercito orientale per ragione ideologiche, ma soprattutto economiche, come ci confermano i comandanti dei battaglioni LNA, ora in carcere. “Siamo di Tripoli e Sabratha – ci dicono – e lavoravamo per il Ministro della Difesa del Governo di Serraj, prima di passare dalla parte di Haftar, formando un piccolo gruppo di persone”. Uno dei comandanti 3 stelle afferma: “A Tripoli non mi sentivo nulla, non ero rispettato; ho pensato che con Haftar sarei diventato qualcuno. Penso che Haftar possa mettere a posto le cose, come quando c’era Gheddafi”. Entrambi hanno confermato di non aver mai visto consulenti francesi o contractor stranieri a Sabratha, precisando di prendere ordini dai loro diretti superiori, in contatto con la regione orientale. “Il nostro comandante è Omar Magouri. Qui ci sentiamo a casa, siamo tutti fratelli”. Ed è proprio questo l’aspetto più triste di questa guerra -come spesso abbiamo sottolineato – il fatto che i libici si stanno uccidendo fra loro al fronte, ma almeno nelle prigioni l’umanità e lo spirito di fratellanza sembra resistere. Tanto che sono consentite le visite dei familiari. Infine Yousef Barooni ci dice: “Se Haftar dovesse venire qui, se dovesse entrare a Tripoli, io preferirei fuggire in un altro Paese. Per quale motivo abbiamo combattuto Gheddafi? Lui era meglio di Haftar”. Quando gli chiediamo se c’è almeno un motivo che possa unirli all’uomo forte di Tobruk, come il terrorismo, la risposta è netta: “Non c’è terrorismo a Tripoli, questa è solo una propaganda di Haftar”. Per quanto riguarda le milizie, l’ufficiale ci confessa che “negli ultimi due anni, sono stati fatti dei passi avanti. Piano piano le milizie sono state eliminate o inglobate nelle agenzie del Ministero dell’Interno”. Infine ci ha fatto notare qual’è la differenza tra le milizie e un vero esercito. “Ha visto come vengono trattati qui i prigionieri. Se noi veniamo catturati dalle milizie di Haftar, veniamo uccisi. Abbiamo un amico che è stato preso in Azizia, è stato ammazzato e bruciato. Ecco la differenza“.

 

 

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