I giovani libici e le armi, un fenomeno in espansione

Di Vanessa Tomassini.

In Libia il commercio e contrabbando di armi è un problema in forte crescita. Chiunque abbia visitato Tripoli di recente sa bene che quasi tutti i cittadini, soprattutto i giovanissimi tra i 20 e i 30 anni, hanno almeno una o più armi medio-leggere con sè. L’aspetto più preoccupante e di difficile comprensione è come avvenga l’approvigionamento e la vendita, vista la mancanza di controllo dei confini per cui i libici entrano in possesso di veri e propri strumenti di guerra, sempre più sofisticati, con estrema facilità. Una nota pubblicata oggi dal Ministero dell’Interno denuncia la gravità di questo problema, sottolineando che la diffusione di armi tra i cittadini non fa altro che incrementare la criminalità.

La proliferazione di armi è un problema serio, da cui dipende la stabilità del Paese nordafricano. Il Ministero ha invitato i giovani e le proprie famiglie a prendere le distanze dall’utilizzo improprio delle armi, suggerendo di agire secondo coscienza nonchè di indagare sulle cause psicologiche che inducono i giovani a procurarsi un’arma. Non va dimenticato che a partire dal 2011, con la proliferazione dei gruppi armati, il contrabbando di armi è divenuto un ghiotto business per molte persone all’interno e all’esterno della Libia. Secondo nostre fonti diversi cittadini europei, tra cui anche italiani, fornirebbero armi, droghe ed altri beni vietati in Libia in cambio di soldi o gasolio.

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