Nuovi scontri a Tripoli. A rischio l’accordo di pace?

A meno di 24 ore dal termine della Conferenza di Palermo, la capitale libica sta vivendo un nuovo deterioramento delle condizioni di sicurezza. Le scaramucce tra i gruppi armati sono ricominciate in tarda mattinata nella zona di Qasr Ben Ghashir, lungo la Airport Road, verso l’areoporto internazionale, già in gran parte distrutto nel 2014. Gli scontri, che rischiano di mettere a repentaglio l’accordo di pace raggiunto a Zawiya lo scorso 4 settembre con la facilitazione delle Nazioni Unite,  vedono protagonisti ancora una volta la Settima Brigata di fanteria proveniente da Tarhouna e le forze della sicurezza centrale di Abu Selim.

Fonti locali confermano che la Settima Brigata, guidata dai fratelli al-Kaniat, si sarebbe spinta fino all’areoporto internazionale, il cui controllo sarebbe conteso tra i due gruppi. Versione differente invece quella fornita dalla sicurezza centrale di Abu Selim, che afferma che all’origine della nuova ondata di violenza ci sarebbe stato l’arresto di 8 dei suoi agenti da parte del gruppo di Tarhouna, che sarebbero stati in realtà già rilasciati. Si ricorderà che era stato lo stesso gruppo a dare vita all’ondata di violenza a sud della capitale lo scorso 27 agosto. Per il momento il cessate il fuoco sembra reggere, grazie anche ai recenti cambiamenti, nel pericoloso gioco di equilibri ed alleanze, come la nomina del ministro dell’Interno Fathi Pashagha, l’ingresso del comandante Mohammed el-Haddad, del generale Osama al-Juwaili ed il comandante Emad Trebelsi, da Misurata e Zintan, i quali rappresenterebbero un vero e proprio deterrente per altre forze esterne che potrebbero prendere parte al conflitto.

 

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