Di Vanessa Tomassini.

Il capo dell’Alta Commissione Elettorale Nazionale, Imad al-Sayeh, ha dichiarato sabato che la decisione circa la data delle elezioni in Libia è nelle mani dei deputati, in attesa che il parlamento concluda le sue discussioni sulla legge elettorale e costituzionale. Il capo della commissione ha ribadito che le elezioni restano l’unica via di uscita dall’attuale crisi e caos politico che attanaglia il paese nordafricano. Secondo al-Sayeh, una volta che i parlamentari approveranno la legge sul referendum, l’autorità legislativa avrà bisogno di un periodo di 3 mesi per emettere la legge richiesta, dopo di che saranno necessari altri 8 mesi affinchè la Commissione Elettorale Nazionale svolga il proprio lavoro e concluda i procedimenti elettorali.

Se ciò fosse vero, si andrebbe ben oltre la data del 10 dicembre concordata a Parigi dalle varie parti libiche, tanto che c’è chi starebbe pensando di sormontare lo scoglio costituzionale e procedere in maniera più spedita. Si noterà che, come ha scritto Agenzia Nova, nel comunicato emesso dal Cairo circa la telefonata tra il presidente Emmanuel Macron ed al-Sisi, non viene fatto alcun riferimento alla data delle elezioni a differenza di quello dell’Eliseo che ribadisce che il momento elettorale arriverà “entro la fine dell’anno”.

Negli ultimi mesi sono stati suscitati diversi dubbi sul fatto che i libici siano pronti o meno per andare ai seggi, sia gli attori interni che quelli regionali su cui le Nazioni Unite hanno fatto forse fin troppo affidamento, rischiando di veder prevalicato il proprio ruolo, hanno sollevato la questione della sicurezza. Oltre alla mancata unificazione dell’estabilishment militare, nei giorni scorsi erano circolate voci afferenti una manomissione del registro degli elettori. Il presidente della Commissione elettorale ha chiarito ieri che l’archivio degli elettori registrati non ha subito alcuna violazione ed “è completamente intatto”. Al-Fayeh ha sottolineato che chi ha messo in discussione tale integrità ha solamente cercato di infondere timori nell’opinione pubblica, cercando di intaccare la fiducia dei cittadini nel lavoro svolto dalla commissione elettorale.

Nel frattempo 34 deputati della Camera dei Rappresentanti si sono riuniti per discutere le modalità con cui facilitare l’emissione della legge sul referendum costituzionale. In una dichiarazione rilasciata sabato, i deputati hanno chiesto un decimo emendamento costituzionale e l’inclusione dell articolo VIII nella legge sul referendum, che era stato al centro delle divergenze nelle ultime sessioni del parlamento orientale. La dichiarazione ha anche richiesto la modifica del quorum, fissando la maggioranza per l’approvazione della legge in due terzi di ciascuna regione per i 120 deputati che attenderanno alla prossima sessione in programma per lunedì 27 agosto, confermando inoltre il reguisito del 30% degli iscritti per garantire il passaggio del referendum sulla bozza costituzionale.

Si ricorderà che l’ultima riunione della Camera è stata caratterizzata da accesi scontri, culminati con una sparatoria all’esterno dell’aula, in cui il parlamentare Saleh Hashim ed una delle guardie presidenziali sono rimasti feriti. I libici sono in attesa di una carta costituzionale da ancor prima della caduta di Muammar Gheddafi nel 2011.

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