L’esercito è pronto a difendere la Mezzaluna da un nuovo imminente attacco di Jahdran

Di Vanessa Tomassini.

Il Libyan National Army (LNA), l’esercito orientale sotto l’egida del generale Khalifa Haftar, ha annunciato lo stato di emergenza, alzando il livello di sicurezza e la presenza armata nella regione della Mezzaluna petrolifera, in previsione di un nuovo attacco armato da parte delle milizie di Ibrahim al-Jadhran. Il comando generale dell’esercito avrebbe infatti osservato movimenti sospetti di gruppi armati riconducibili a movimenti terroristici nell’area a Sud della città di Sirte. Nei giorni scorsi, alcuni media locali avevano riportato una riunione di sicurezza allargata tra Haftar e diversi battaglioni per prepararsi a respingere quello che è stato definito come un attacco imminente da parte di Jadhran e la sua coalizione, composta da diversi attori, tutti contrapposti all’uomo forte di Tobruk.

Nell’ultimo attacco ai terminali petroliferi, lo scorso 14 giugno, diversi impianti sono stati danneggiati nel Golfo della Sirte, con perdite di svariate centinaia di milioni per casse della National Oil Corporation e per la già sofferente economia libica. In quella occasione Jadhran si sarebbe avvalso della collaborazione delle forze della Saraya Defend Benghazi,  Brigate della difesa di Bengasi, una milizia qaedista fondata nel giugno del 2016 e che raggruppa combattenti di diversi movimenti jihadisti, incluso Ansar al-Sharia e il Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi, ma anche di alcuni elementi fedeli al passato regime nell’area di Bani Walid, nonché del supporto  logistico – sebbene non ancora dimostrato- di forze fedeli al Ministero della Difesa del Governo di Accordo Nazionale che non ha mai condannato pubblicamente l’attacco, malgrado  il Consiglio Presidenziale avesse negato qualsiasi responsabilità.

Seppur non sia stata dimostrata alcuna evidenza, in molti sospettano che l’ex capo delle Petroleum Facility Guard abbia ricevuto un qualche sostegno anche da attori regionali esterni, tra cui l’Italia, come ci aveva detto il presidente del Consiglio delle Tribù di Wearshefana in questa intervista. Lo stesso portavoce dell’esercito, Ahmed al-Mismari, aveva affermato in una conferenza stampa del 25 giugno, in seguito alla liberazione della Mezzaluna da parte degli uomini di Haftar, che la battaglia nella regione petrolifera della Libia non era stata una battaglia “locale”, ma aveva una natura “internazionale”.

In quella occasione al-Mismari aveva annunciato la decisione dell’esercito nazionale di consegnare i serbatoi di stoccaggio della mezzaluna e i terminal portuali alla National Oil Corporation (NOC) con sede ad Est, anziché alla compagnia riconosciuta a livello internazionale, a Tripoli. Il portavoce aveva rivelato che l’LNA è stato oggetto di cinque diversi attacchi nella regione della mezzaluna petrolifera da settembre del 2016, tutti respinti con successo, aggiungendo di aver perso almeno 183 soldati, oltre ad una grande quantità di armi e munizioni, in difesa della mezzaluna petrolifera, senza ricevere neanche “un singolo dirham” dalla NOC di Tripoli, quando in passato Ibrahim Jadhran aveva estorto centinaia di milioni di dinari per far riprendere le esportazioni.

 

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