Due giornalisti difendono la Guardia Costiera libica dalle accuse di Open Arms

Di Vanessa Tomassini.

L’organizzazione non governativa spagnola Proactiva Open Arms ha accusato la Guardia Costiera Libica di aver lasciato morire in mare una donna e un bambino ritrovati dai volontari tra i resti di un’imbarcazione, distrutta come prevede la procedura per evitare il riutilizzo da parte dei trafficanti di esseri umani. Un portavoce della Marina militare libica, brigadier Ayoub Qassem, ha spiegato ai giornalisti che la Guardia Costiera ha agito secondo le norme internazionali in materia di ricerca e soccorso in mare e che alle operazioni hanno assistito due giornalisti.

Si tratterebbe di Nadja Kriewald della tv tedesca N-tv e del freelance libico Emad Matoug i quali hanno dichiarato di essere a bordo della motovedetta durante le attività di salvataggio dell’imbarcazione carica di 158 migranti, affermando di esseri sicuri che, quando sono andati via, “non c’era più nessuno in acqua”. I due giornalisti, ora importanti testimoni oculari in difesa della Guardia Costiera libica, si sono uniti ai guardacoste alle 22,10 di lunedì sera quanto è giunta la chiamata dei soccorsi, partendo dalla base di Abu Sitta nella capitale ed individuando il mezzo alla deriva ad 80 km dalla costa, dopo circa un’ora di navigazione.

A bordo della Open Arms, invece, che ha recuperato 3 migranti, una donna ancora viva oltre ai due cadaveri di una donna deceduta con il suo bimbo di circa 3 anni, c’era Erasmo Palazzotto, un deputato italiano del partito di sinistra Liberi e Uguali. Palazzotto oltre a fornire un video del recupero, racconta che la Open Arms è giunta sul luogo dell’incidente intorno alle 7 del mattino di martedì e che l’allarme era stato lanciato dal mercantile panamense, Triades, ancorato al porto di Misurata da ieri e che sarebbe rimasto 10 ore a guardare il barcone di migranti in quanto la Guardia Costiera gli aveva chiesto di allontanarsi e non intervenire.

Per l’ennesima volta, si assiste allo scambio di accuse tra Ong e Guardia Costiera libica che si innesta perfettamente in uno scontro politico di chi afferma che non esiste emergenza e chi invece chiude i porti per motivi di sicurezza. Nel frattempo, martedì, il senatore cinquestelle Gregorio De Falco ha dichiarato che “la morte della donna e del bambino è una tragedia umana su cui nessuno ha il diritto di speculare, su cui tutti abbiamo il dovere di riflettere concretamente per evitare che succeda ancora”. Il senatore De Falco ha aggiunto che “Soccorrere chi rischia di morire in mare non è un’opzione individuale, è un dovere universale. Oggi più che mai risulta evidente l’urgenza e l’importanza di addestrare ed aiutare le componenti della Guardia Costiera libica ad operare secondo gli standard internazionali, per garantire la sicurezza e i diritti umani dei migranti in Libia e dei naufraghi in mare, con il doveroso coinvolgimento dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni”.

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