Aggiornato alle 00:40 del 15 luglio 2018.

Di Vanessa Tomassini.

Fonti locali confermano che 4 lavoratori del campo petrolifero el-Sharara sono stati rapiti sabato mattina da uomini armati che avrebbero fatto irruzione con 4 autovetture nella stazione 186. Due sarebbero già stati rilasciati.

Tre dei dipendenti sono cittadini libici, mentre il quarto di nazionalità rumena. Non ancora chiaro il motivo del rapimento, gli inquirenti sarebbero già a lavoro per individuare i responsabili e ricostruire le dinamiche del raid, con le testimonianze degli altri lavoratori.

Si ricorderà che il campo di el-Sharara ha una capacità che oscilla tra i 300 mila e i 340.000 barili al giorno (bpd), più di un quarto della produzione nazionale della Libia. La National Oil Corporation (NOC) gestisce Sharara in partnership con Repsol, Total, OMV e Statoil.

Già in passato i dipendenti dei colossi petroliferi avevano scioperato per la mancanza di protezione delle infrastrutture. Il raid di stamattina ha già fatto registrare un brusco calo della produzione.

Un portavoce della camera di sicurezza di Ubari ha dichiarato lo stato di massima allerta nei pressi del giacimento petrolifero, mentre i lavoratori avrebbero interrotto le attività per chiedere maggiore sicurezza e protezione personale. Il portavoce ha anche confermato la notizia del rilascio di due persone, mentre un libico e un cittadino straniero sarebbero ancora nelle mani della banda armata.

NOC ha annunciato che i pozzi di petrolio nell’area circostante sono stati chiusi per precauzione e tutti gli altri lavoratori sono stati evacuati. Le perdite attese per la produzione giornaliera sono 160.000 barili al giorno, la compagnia libica continua a seguire la vicenda con le autorità competenti.

Alcuni lavoratori confermano che gli ingegneri ed il pesonale straniero che stavano lavorando in el-Sharara hanno lasciato poche ore fa la città di Ubari verso Tripoli per lasciare il paese. Sharara Field Protection Force, in collaborazione con la camera di sicurezza di Ubari sta perlustrando l’intera area in ricerca dei sequestratori. Il Ministero degli Affari Esteri della Romania e il suo ambasciatore in Libia, rilocato in Tunisia, sta seguendo le operazioni. C’è grande apprensione per il lavoratore rumeno e quello libico che non sarebbero ancora stati rilasciati.

Nel frattempo alcuni testimoni affermano che due delle auto usate nel sequestro erano Toyota Sierra Leone e si sarebbero date alla fuga sulla strada che da Ubari conduce a Ghat, attraverso il deserto libico, nel sud. Se le informazioni venissero confermate inseguire qualcuno in fuga in quella zona sarebbe estremamente complicato vista la totale assenza di sicurezza in un territorio non controllato da nessuno. Le tribù del sud potrebbero avere un ruolo fondamentale per il ritrovamento dei lavoratori sequestrati, di cui al momento il destino resta sconosciuto.

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