Tragedia a largo della Libia. UNHCR: “100 morti”. Andrea Iacomini: “sono annegati 3 bambini, un crimine contro l’umanità”.

Di Vanessa Tomassini.

“Sono annegati 3 bambini. ANNEGATI al largo della Libia mentre discutiamo ancora del summit. Non si può tacere di fronte alla morte di innocenti, abbiamo il mare sporco di sangue di bambini. Un crimine contro l’umanità di cui un giorno risponderemo tutti come europei”.

Ha dichiarato tramite un tweet Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, dopo che UNHCR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha annunciato che 30 donne e 70 uomini sono morti nel primo pomeriggio “dopo aver nuotato per un’ora prima che arrivassero i soccorsi” a causa dell’ennesimo gommone affondato in acque libiche, ad est di Tripoli. Il naufragio è avvenuto a 6 km dalla costa di fronte a Tajoura, un’oasi costiera ad una dozzina di chilometri dalla capitale. Si tratta dell’ennesima tragedia nel giro di pochi giorni, mentre gli Stati europei come Italia e Malta continuano le loro politiche sulla pelle di uomini, donne e bambini. Solamente nelle ultime due settimane il numero dei morti è spaventoso.

Un’imbarcazione di legno che trasportava un numero imprecisato di rifugiati e migranti si è capovolta al largo delle coste libiche lo scorso 19 giugno. Dei circa 100 passeggeri stimati, sono sopravvissuti solo in cinque. Lo stesso giorno, un gommone con circa 130 persone a bordo è affondato in un’altra località al largo della Libia: sessanta sopravvissuti sono stati salvati da pescatori locali, che li hanno riportati a riva a Dela, mentre 70 persone sono annegate o risultate disperse in questo incidente. Il 20 giugno, la Guardia Costiera Libica ha condotto un’operazione di salvataggio al largo di Garabulli, a 64 Km a est di Tripoli, oltre 50 persone sarebbero annegate. Il portavoce Iacomini, raggiunto al telefono ha commentato: “servono soluzioni forti e condivise che proteggano sempre i bambini, non si può continuare a morire in mare. Non basta più neanche indignarsi, servono risposte al numero agghiacciante di morti”.

Non ci sono parole per descrivere quello che sta accadendo, sono centinaia i minori che sfidano il deserto per inseguire il sogno di una vita migliore, un sogno che spesso muore infrangendosi tra le onde del mare. I tre bambini annegati oggi, secondo la Guardia Costiera libica, avevano meno di un anno e mezzo, colpevoli solamente di essere nati nel posto sbagliato, al momento sbagliato, vittime anche loro delle nostre stesse paure che ci portano a chiudere porti ed alzare muri, ad isolarci, senza più riuscire a trovare soluzioni.

Unicef
Un bambino supera i materassi posati sul pavimento nella sezione femminile del centro di detenzione Al-Nasr a Zawiya, in Libia, domenica 20 agosto 2017, Photo: Unicef
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