Di Vanessa Tomassini.

Solo ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha emesso delle sanzioni senza precedenti contro 6 trafficanti e contrabbandieri in Libia. Alla luce del recente meeting di Parigi, risulta fondamentale comprendere come si stiano muovendo gli attori stranieri che da sempre hanno supportato, più o meno esplicitamente, prima una poi l’altra fazione libica. Lo facciamo insieme ad Ibrahim Dabbashi, un diplomatico libico in pensione che ha trascorso quarantadue anni nel servizio diplomatico. Ha ricoperto incarichi importanti nel Ministero degli Affari Esteri e nelle missioni diplomatiche libiche. L’ultimo ruolo svolto è stato quello di rappresentante permanente della Libia presso le Nazioni Unite, a New York fino al 2016. Ibrahim Dabbashi è stato il primo ambasciatore libico ad aderire alla rivolta popolare libica contro il regime Gheddafi nel 2011, ed il primo funzionario libico a chiedere al Rais di dimettersi il 21 febbraio 2011. Le misure adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nelle risoluzioni 1970 e 1973 sono una semplice riflessione del signor Dabbashi in una dichiarazione alla stampa del 21 febbraio 2011.

-Di recente abbiamo assistito all’incontro di Parigi. Cosa ne pensa dell’iniziativa francese? Va a favore di qualcuno o di un partito in particolare?

“Penso che l’iniziativa francese sia nata dalla necessità per il governo francese di limitare i rischi contro i suoi interessi in Africa, specialmente nella regione del Sahel. La Francia ha ritenuto che l’Italia e il Regno Unito non intendano seriamente risolvere la crisi libica e favorire il perpetuarsi del caos istituzionale e della sicurezza in Libia, ignorando l’importante ruolo dell’unica forza militare regolare esistente guidata dal maresciallo Khalifa Haftar come legittimo comandante generale nominato dal Parlamento. Una politica che porterà a prevenire l’esistenza di un forte governo libico e ritarderà l’eliminazione di ISIS e di altri elementi terroristici in Libia che hanno forti legami con gruppi terroristici operanti nella regione del Sahel. Il che significa per la Francia più spese militari e più vittime tra le sue forze militari nella regione. Non credo che la Francia stia servendo interessi di partiti libici o competendo con l’Italia e il Regno Unito in Libia, sta lavorando a un consenso libico comune per i propri interessi”.

-La Francia sostiene il generale Khalifa Haftar nelle operazioni militari a Derna. Crede che l’Operazione Dignità sia una vera guerra contro il terrorismo o si tratta di un tentativo di espandere il controllo dell’esercito nazionale in Libia?

“Mentre la Francia continua a sostenere l’emergere di un forte esercito libico per controllare i confini della Libia, non vi è alcuna prova di un concreto sostegno materiale francese all’operazione dell’esercito libico a Derna. I francesi sono interessati a informazioni sul movimento di terroristi tra Libia e Mali e collaborano con l’esercito libico a tal fine. L’operazione dell’esercito a Derna è parte della sua guerra contro il terrorismo, principalmente contro elementi di Al-Qaeda. Inutile dire che lo sradicamento dei terroristi a Derna spianerà la strada all’esercito per espandere la sua presenza in altre parti del paese. Un’azione che è attesa dalla maggioranza dei libici che sono stufi del comportamento e dei crimini delle milizie nell’ovest e nel sud”.

 

-Qualcuno accusa la Missione delle Nazioni Unite di Supporto in Libia (UNSMIL) di essere l’ambasciata francese e degli Emirati Arabi Uniti in Libia. Cosa ne pensa?

“L’UNSMIL ha un mandato chiaramente definito ed è sempre stato sotto il controllo del Dipartimento degli affari politici delle Nazioni Unite guidato da un democratico americano solidale con le politiche del Regno Unito, degli Stati Uniti e dell’Italia che favorisce gli islamisti ed i misuratini in Libia. Non c’è modo che UNSMIL possa servire gli Emirati Arabi Uniti o gli interessi francesi”.

-Recentemente abbiamo visto anche il presidente del Consiglio, Fayez al Serraj, recarsi in Arabia Saudita. Tutte le fazioni in Libia sono state supportate da una o più potenze straniere, crede che sia ancora così o qualcosa è cambiato?

“Non c’è stato nessun cambiamento significativo nel sostegno straniero ai partiti libici, ma la maggior parte delle potenze straniere è diventata riluttante a consegnare armi ed equipaggiamenti all’esercito e alle milizie, mentre il gruppo di esperti del comitato per le sanzioni è diventato più franco sulle violazioni dell’embargo sulle armi. Vedo la visita del signor Serraj in Arabia Saudita come uno sforzo continuo per mantenere il sostegno della comunità internazionale al suo governo, per contrastare la mancanza di legittimità nazionale costituzionale e legale”.

-Saif al-Islam Gheddafi continua ad apparire solo sui media. Ritiene che ci sia una strumentalizzazione del suo nome da parte di potenze straniere? E se sì, perché?

“Saif al-Islam Gheddafi non è mai apparso personalmente sui media da quando è stata pubblicata la notizia del suo controverso rilascio. Il suo nome è stato usato da alcuni individui libici per scopi di interesse personale. Saif Al-Islam e tutti i membri della famiglia Gheddafi non hanno più alcuna possibilità di essere di nuovo nella scena politica libica”.

– Lei ha un cognome in Italia tristemente noto per il file immigrazione. La milizia Alammu, guidata da Ahmed Omar al-Dabbashi (il cui nome è stato inserito ieri nelle liste sanzionatorie delle Nazioni Unite) è responsabile dei viaggi nel Mediterraneo. Come valuta gli sforzi dell’Italia nel tentativo di fermare i flussi migratori?

“Come diplomatico libico che era stato direttamente coinvolto nel dossier dell’immigrazione illegale, posso assicurarvi che l’Italia non ha mai intrapreso alcuna azione pratica per fermare il flusso di migranti attraverso il Mediterraneo, al contrario ha incoraggiato gli immigrati: In primis, annunciando attraverso l’Alto rappresentante e vicepresidente dell’Unione europea per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che nessun migrante sarà costretto a tornare nel proprio paese. Una dichiarazione che ha cambiato l’avventura dei migranti nel Mediterraneo in un viaggio sicuro. Secondo, per via del sostegno alle milizie che sono state coinvolte nel traffico di migranti, con il pretesto di proteggere gli investimenti dell’ENI nel Complesso di Gas Mellita. È stato stabilito che l’Italia aveva fornito alla milizia di Alammu a metà 2017 cinque milioni di euro, una somma di cinquanta milioni di dinari libici sul mercato nero. Inoltre è stato dimostrato che l’Italia ha sostenuto la Milizia di Alammu nella sua guerra contro la Sala Operativa dell’Esercito per la lotta contro l’ISIS a Sabratha. Membri feriti della milizia erano stati pilotati da velivoli militari italiani dalla Tunisia per cure mediche nell’ospedale militare in Italia. Almeno un caso è confermato e ben noto al pubblico in Sabratah. Ciò rende l’Italia responsabile di tutte le vittime uccise e dei danni alle proprietà inflitte durante i combattimenti tra la milizia di Alammu e la sala operativa per la lotta contro l’ISIS”.

-L’Italia ha appena formato un nuovo governo. Che consiglio si sente di dare ai nuovi ministri degli Esteri e degli Interni?

“L’Italia sta facendo un grosso errore allineandosi con gli islamisti e le milizie che hanno distrutto proprietà pubbliche e private contro il governo legittimo e il Parlamento eletto. Un altro errore riguarda le autorità locali senza alcun accordo legale con il governo centrale. Lo spiegamento della forza militare italiana a Misurata non ha basi legali e rappresenta una chiara violazione della sovranità libica. L’Italia dovrebbe capire che l’attuale situazione in Libia è temporanea e coloro che si trovano sulla scena politica non rappresentano né il pensiero, né gli interessi del popolo libico. La maggior parte della popolazione libica sta sostenendo l’esercito nazionale guidato dal maresciallo Haftar e non vede l’ora di elezioni legislative e presidenziali, il più presto possibile per sradicare le attuali autorità corrotte, incompetenti e insensibili. L’Italia dovrebbe stare con tutti i libici e non con una sola parte di loro”.

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