La Muncipalità di Misurata rifiuta le elezioni nella loro forma attuale

Lunedì, il Consiglio municipale di Misurata ha annunciato il suo completo rifiuto di tenere le elezioni nella loro forma attuale, considerata “difettosa”, in quanto porterebbe alla “sepoltura della libertà e al ritorno della tirannia” in Libia. In un comunicato, la Municipalità di Misurata ha invitato l’Alta Commissione Elettorale Nazionale (HNEC) a scusarsi affinché non si discosti dai suoi obiettivi.

Ha fatto appello alla HNEC affinché rigetti la candidatura di coloro che hanno contribuito alle sofferenze dei libici, ed essere dalla parte del popolo in una posizione nazionale che passerà alla storia. Il Consiglio ha osservato che la Libia ha attualmente bisogno di “stabilire i parametri di uno Stato civile forte, che governi con una costituzione consensuale che unisca i partiti e unisca i ranghi, in cui i libici attendono con impazienza elezioni che restituiscano speranza alle loro anime, esauste dalla ripetizione di fasi transitorie”.

Il Comune di Misurata, ritiene che “politici senza principi” stiano strumentalizzando l’obiettivo più alto e “redigano le leggi elettorali più brutte in stanze chiuse, che aprono la strada ai criminali e facilitano l’accesso ai corrotti”. “Ieri – prosegue la dichiarazione – la nomina di coloro che hanno usato la forza bruta contro manifestanti disarmati durante la Rivoluzione di febbraio, è stata ricevuta in uno dei centri elettorali. La Commissione diventa uno degli episodi di questa cospirazione, accettando le procedure di candidatura di coloro che sono ricercati dalla giustizia”. Un chiaro riferimento alla candidatura di Saif Al-Islam Gheddafi, il figlio del rais che domenica ha presentato i suoi documenti per la corsa alle presidenziali nel centro elettorale di Sabha, nell’estremo sud della Libia.

La nota ha accusato inoltre l’Alta Commissione elettorale di passare dal “lavoro amministrativo-organizzativo al lavoro politico”, che rappresenterebbe una violazione del diritto locale ed internazionale. La HNEC ha annunciato, in un comunicato, di aver accettato la candidatura di Saif Al-Islam Gheddafi secondo le norme della legge elettorale emessa dal Parlamento libico, la Camera dei Rappresentanti (HoR). Si ricorderà che la legge è considerata controversa in quanto non è passata attraverso l’approvazione della Camera, ma consegnata ad UNSMIL e HNEC dopo l’approvazione del presidente Aguila Salah. Di recente 49 membri del parlamento hanno emesso una dichiarazione in rifiuto della presente legge elaborata dalla commissione incaricata alla Camera ed accettata dal presidente.

Dopo la candidatura di Saif al-Islam Gheddafi, la tensione è cresciuta alle stelle nel Paese nordafricano, dimostrando di non essere ancora pronto per le elezioni, nonostante il desiderio dei libici di andare alle urne e scegliere il proprio destino. Diversi rapporti hanno riferito dell’assalto ai seggi in alcune parti del Paese, tra cui Zintan, dove attualmente la situazione sembra essere tornata alla regolarità. Discutibili anche le dichiarazioni del Primo Ministro Dbeibah che parlando alla folla nella capitale ha criticato pubblicamente, per la prima volta, la legge elettorale, ribadendo nuovamente di essere pronto a lasciare il potere solo se non verranno commessi brogli. Un modo per mettere le mani avanti? La responsabilità maggiore tuttavia appartiene ancora una volta alla comunità internazionale che nonostante i comunicati e le minacce USA di nuove sanzioni, si è dimostrata incapace di accompagnare i libici durante questo processo, nonostante fosse chiara la scarsa esperienza democratica del Paese.

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