Retroscena inquietanti del Libyan Political Dialogue Forum

Di Vanessa Tomassini.

Una donna libica, che ha preso parte al forum di dialogo libico in Tunisia, ha confessato di aver ricevuto minacce, affermando che – in una telefonata anonima – qualcuno l’avrebbe avvertita che se non avesse “sostenuto il duo Aguila e Bashagha, avrebbe fatto la fine di Hanan (l’attivista Hanan Barassi recentemente uccisa a Bengasi ndr)”.

Chi ha seguito il processo di negoziati, sponsorizzato dalle Nazioni Unite, sa che i delegati hanno stabilito a Tunisi una equa rappresentanza delle tre regioni della Libia, Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Ciò significa che se il Presidente del Consiglio proverrà dall’est del Paese nordafricano, il Primo Ministro potrebbe essere di Tripoli o Misurata e via dicendo per i loro vice. Ciò ha innescato ambigue alleanze sia tra i protagonisti interni, che tra alcuni attori stranieri coinvolti nel fascicolo libico. Molto spesso, le preferenze sono state dettate più dal rifiuto di alcuni nomi per la loro chiara affiliazione politica, più che da una reale condivisione di interessi.

In una lettera indirizzata al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e alla sua Rappresentante ad Interim in Libia e capo dell’UNSMIL, Stephanie Williams, cinquantasei dei settacinque membri del Libyan Political Dialogue Forum (LPDF) hanno chiesto la sospensione dal processo politico di tutti coloro che sono convolti nei gravi casi di corruzione; incluso l’aver ricevuto cospicue somme di denaro durante le fasi in cui i rappresentanti avrebbero dovuto scegliere le figure chiave del nuovo esecutivo che accompagnerà la Libia alle elezioni.

Secondo quanto riferito da alcuni partecipanti al LPDF, che hanno scelto l’anonimato temendo per la loro incolumità, gli inviati o figure riccolegabili ad alcuni stockholders tra cui il presidente del Parlamento Aguila Saleh Issa, o ai presunti candidati Primo ministro, come Fathi Bashagha o l’uomo d’affari Abdel Hamid Bdeiba, avrebbero offerto somme da 500mila a 2 milioni di dollari affinchè venissero eletti presidente o premier. Sui social networks sono stati anche diffusi alcuni assegni firmati da uno o più candidati Primo Ministro.

E’ difficile stabilire la veridicità di queste accuse, così come l’autenticità dei documenti pubblicati, sebbene la maggior parte dei candidati Primo Ministro – che abbiamo incontrato privatamente durante il forum – si trovavano a Tunisi in attesa di presentare i loro programmi e comunicavano frequentemente con i delegati all’interno del forum, tanto che, ad un certo punto, la missione Onu avrebbe invitato i partecipanti all’LPDF a non utilizzare il cellulare durante i lavori.

La lettera firmata dai 56 partecipanti al forum di Tunisi richiede di indagare col massimo della trasparenza su questi episodi, ritenendo che il popolo libico debba essere informato, crticando l’attaeggiamento della missione di coprire o sorvolare su quanto accaduto all’interno dell’Hotel Four Season in Gammarth.

La richiesta arriva alla luce del riconoscimento da parte di Williams nella conferenza stampa conclusiva dell’LPDF, dell’esistenza di gravi sospetti circa l’esistenza di pratiche di corruzione e l’uso di denaro nel tentativo di influenzare la scelta del prossimo Primo Ministro libico, annunciando che era stata avviata una indagine. Williams aveva avvertito che se ciò venisse dimostrato, l’autore di queste azioni potrà essere soggetto a sanzioni internazionali.

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