Coronavirus, il sistema sanitario libico è al collasso dopo un aumento esponenziale dei contagi

Di Vanessa Tomassini.

Venerdì 4 settembre 2020, il National Center for Disease Control con sede nella capitale Tripoli ha annunciato 672 nuovi casi di contagio da COVID-19 ed 8 nuove morti. Dall’inizio della pandemia la Libia ha registrato 16.445 casi di coronavirus, di cui 1910 risultano guariti, mentre 262 pazienti sarebbero morti per complicazioni sopraggiunte dopo aver contratto il virus. Le organizzazioni internazionali, avvertono tuttavia che i numeri potrebbero essere di molto maggiori, data la scarsa capacità del Paese di condurre test e per via dello stigma sociale. Molte persone infette sono infatti riluttanti a farsi avanti per l’assistenza sanitaria e spesso non sono disposte a rivelare i nomi di altre persone con cui sono state in stretto contatto.

La situazione resta particolarmente critica nel sud della Libia. Nuovi contagi sono stati registrati nell’area di Ghat dove i cittadini lamentano lunghi tempi di attesa per ricevere i risultati del tampone (PRC) e la mancanza di comunicazione da parte del personale medico ridotto ai minimi termini. In molti casi, i campioni devono percorrere lunghe distanze per raggiungere i laboratori di analisi – come nel caso da Ghat, Ubari a Sabha – e i pazienti affermano di aver atteso per giorni prima di ricevere il risultato, aggiungendo che ciò diventa ancora più complicato qualora sia necessario ripetere il test vista la presenza di numerosi “falsi negativi”.

I centri di isolamento di Tripoli e Misurata risultano al completo. Venerdì sera, il Comitato di gestione delle crisi della Corona Pandemic nel comune di Zliten ha annunciato che sono stati registrati 30 nuovi casi, oltre a un decesso nelle ultime 24 ore. Sono 1130 i casi positivi nella sola municipalità, di cui 948 attivi, 145 guariti, oltre ai 24 decessi dallo scoppio dell’epidemia in Libia lo scorso marzo.

Il Comitato superiore per la gestione delle crisi nel comune di Misurata ha registrato 38 nuovi casi positivi al COVID-19, che portano il totale dei contagi nel comune a 2.666. Il comitato ha dichiarato che tra le infezioni confermate ci sono 2.133 casi attivi e 478 guarigioni, mentre il comune ha registrato la morte di 55 persone dall’inizio della pandemia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato di aver fornito una serie di dispositivi di protezione individuale ai centri di isolamento a Bengasi, Sabha e Tobruk. L’organizzazione internazionale, giovedì, ha espresso la sua gratitudine per il contributo del governo tedesco nella fornitura di questa attrezzatura che comprende “guanti, maschere, camici e visiere”, oltre a “tamponi e termometri”.

L’OMS ha anche denunciato il continuo ritardo nel rilascio da parte delle autorità doganali libiche di spedizioni di emergenza e forniture umanitarie per combattere l’epidemia, sottolineando di aver sollevato più volte la questione con il presidente del Consiglio di presidenza, Fayez Al-Sarraj, e il comitato scientifico per combattere il Coronavirus senza alcun risultato. In un rapporto che copre gli eventi dal 20 agosto al 2 settembre, l’OMS ha affermato che gli articoli urgentemente necessari erano stati sequestrati alla dogana dallo scorso 26 luglio e si aspettava che una grande spedizione di concentratori di ossigeno arrivasse ieri a Misurata, chiedendo alle autorità libiche di garantirne il rapido rilascio.

Situazione fuori controllo nell’est del Paese. L’Ospedale di al-Beida ha ricevuto 161 casi nelle ultime 24 ore, inclusi 26 casi sospetti e 32 casi di contagio da contatto. 22 casi provenivano da Shahat, 4 da Al-Haniyeh, 2 da Goubba, e 5 da Al-Kouf. Il centro ha confermato che tutti i casi sospetti vengono trattati come infetti fino a prova contraria in base a sintomi, segni e analisi iniziali. Ciò è dovuto alla mancanza di materiali operativi per il dispositivo «PCR».

Il direttore dell’ufficio informazioni dell’ospedale generale Al-Hawari di Bengasi, Hani Al-Araibi, ha annunciato la morte di una donna anziana di 75 anni, oltre a due uomini di 80 e 63 anni. Mercoledì il governo parallelo ad interim, nell’est del Paese, ha deciso l’obbligo della mascherina e distanziamento sociale. Cinque medici sono stati contagiati dal virus presso l’ospedale di al-Marj dove i pazienti avevano già lamentato la mancanza di staff ed equipaggiamenti.

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