Tripoli, il discorso di al-Serraj non convince i manifestanti

Di Ali Ahmed.

Il discorso televisivo di ieri sera del presidente del Consiglio del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez Al-Sarraj, non è riuscito a placare gli animi dei manifestanti a Tripoli, anzi ha fatto aumentare la rabbia, come hanno dimostrato le manifestazioni subito dopo la fine della sua inutile apparizione.

I manifestanti in Piazza dei Martiri, nel cuore della capitale, hanno rinnovato le loro richieste per la partenza del Presidente, al grido “lascia, lascia” dopo che Serraj ha ribadito la presenza di infiltrati nelle loro file. Serraj e Pashagha schiacciati dall’insurrezione popolare si nascodono dietro il pericolo di infiltrazioni per giustificare pericolosi incidenti di sicurezza, dopo che alcuni gruppi armati hanno aperto il fuoco sui manifestanti domenica.

Le voci dei libici sono concordi sul fatto che il discorso di Al-Sarraj non era al livello richiesto, sia per quanto riguarda le accuse di corruzione, sia sul piano della sicurezza e dei mercerari, e soprattutto perchè il premier non ha nemmeno accennato al fatto che i libici da giorni gli chiedono di andarsene.

Fayez Al-Sarraj, ha annunciato la sua intenzione di condurre un urgente rimpasto di governo, non escludendo il ricorso alla legge di emergenza che lo autorizza a formare un “governo di crisi”. Ciò significa che Serraj potrebbe scegliere presto nuovi ministri ad affiancarlo, soprattutto per i ministeri che si occupano di fornire servizi al cittadino.

Per quanto riguarda la crisi elettrica, Al-Sarraj ha detto che è complicata e accumulata da decenni e per risolverla occorre collaborazione. “Se alcune zone non si impegnano a lanciare i carichi, questo confonde la rete e la introduce nel buio più completo”, ha detto Serraj sottolineando il fatto che ci sarebbero dei sabotatori che intimidiscono i dipendenti della compagnia elettrica e li costringono a non far funzionare le centrali.

Il premier ha affermato che sta lavorando a nuovi progetti per alleviare il deficit nella generazione di elettricità. Ha detto che il paese è “nel periodo di punta estiva e non esiste una bacchetta magica per risolvere la crisi elettrica”.

Rispondendo ai manifestanti, il premier ha detto che “non permetteremo che la nostra legittimità venga abbandonata per strada e che il paese entri in un vuoto politico”. In un discorso dai toni fantiascientifici, Al-Sarraj ha anche indicato che desidera tenere le elezioni il prossimo marzo, secondo una chiara base costituzionale, ma altri partiti non vorrebbero andare al voto.

Ha invitato inoltre le autorità di vigilanza a identificare le aree di corruzione e a perseguire qualsiasi ufficiale sospettato di corruzione, sottolineando il suo impegno a proseguire le riforme economiche e proteggere la valuta libica dalla speculazione.

Al-Sarraj ha sottolineato che le chiusure petrolifere negli ultimi anni sono costate alla Libia 250 miliardi di dollari di perdite e che il governo potrebbe non essere più in grado di pagare gli stipendi dei dipendenti a causa del blocco. Insomma per Serraj la colpa è sempre di qualcun altro.

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