Terzo giorno di proteste in Tripoli, ancora violenza e arresti verso i manifestanti

Di Vanessa Tomassini.

I giovani di Tripoli sono scesi in strada per il terzo giorno consecutivo. Il discorso del premier Fayez al-Serraj non è servito a placare gli animi dei manifestanti, “oggi più di ieri, meno di domani”. Nonostante gli slogan del Ministero dell’Interno per proteggere i manifestanti, anche oggi le milizie affiliate al GNA hanno aperto il fuoco sui manifestanti nella centralissima Saraya e condotto molteplici arresti tra gli organizzatori, dopo aver fallito nel sabotare il senso delle proteste.

Le manifestazioni sono nate spontaneamente in risposta alla corruzione, l’intervento straniero e le condizioni di vita insopportabili per il cittadino libico, arrivando a chiedere al Governo di mollare. Serraj durante il suo discorso non ha fornito alcuna risposta concreta alle domande dei giovani, e soprattutto non si è messo in discussione, parlando di rimpasto del Consiglio dei ministri e progetti a lungo termine.

Serraj ed il capo del Parlamento Aguila Saleh Issa hanno rilasciato precedentemente delle dichiarazioni contenenti punti d’accordo, ma nessuna azione è stata presa nelle ore successive. Il popolo libico è stremato dal continuo conflitto, vedendo le proprie risorse sprecate in inutili campagne militari nella lotta per il potere che ha alimentato il fratricidio, mentre le condizioni di vita e l’accesso ai servizi di base risultano sempre più difficili.

Tutto ciò, sommato alla mancanza di sicurezza, dello stato di diritto, e le continue visite di ufficiali stranieri impegnati nella costruzione di basi militari in favore di entrambe le parti, hanno portato moltissimi giovani a scegliere di lasciare il Paese. Di recente, le immagini di imbarcazioni con a bordo ragazzi e ragazze libici, che hanno scelto di attraversare il Mediterraneo verso le coste italiane, hanno montato l’indignazione indipendentemente dall’appartenenza politica.

Questi movimenti non devono essere sottovalutati, non solo per l’importanza della libera espressione popolare, ma anche per il rischio che vengano strumentalizzate da altre fazioni politiche. E’ chiaro infatti, che come oggi membri delle milizie si siano infiltrate tra i manifestanti, anche alcuni partiti politici hanno visto di buon occhio l’iniziativa per fare pressioni sul Consiglio presidenziale nel cambiamento di ministeri chiave nell’ipotesi che le elezioni, annunciate da Serraj per marzo prossimo, subiscano ritardi in mancanza di solide basi costituzionali.

L’Italia, lavorando insieme ai partner europei, ha il dovere di aiutare i libici a riacquisire la loro sovranità, facilitando il rimpatrio di tutti i merceneri e forze straniere, compresi quelli la cui vita è a rischio nei loro paesi di origine. Ciò è necessario per stabilizzare la regione occidentale ed evitare scenari ben più drammatici, in Libia, e sulle nostre coste.

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