Serraj fu rapito il primo giorno del suo Governo

Di Vanessa Tomassini.

Come scrive Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera, ” voci e smentite di un possibile rapimento di Fajez al-Serraj, il 59enne premier del governo di Tripoli sostenuto soprattutto dall’Italia sin dalla sua nascita nel 2016, sono rimbalzate mercoledì sera sui social libici”. Secondo il Corriere, Serraj era arrivato da Bruxelles con un volo privato, ma gestito da Linee aree libiche. Con lui c’era anche il ministro degli Esteri Taher Siala, che però non sarebbe stato toccato. La notizia è stata rilanciata dai social media di Bengasi e Tripoli, ma poche ore dopo è arrivata la smentita.

Cremonesi cita l’Ansa, che riporta le dichiarazioni dell’ambasciatore di Tripoli alla Ue, Hafed Gaddur: «Il premier libico Sarraj è rientrato con me a Tripoli, sta bene, non c’è stato alcun rapimento o arresto come scrivono alcuni». Ha affermato il diplomatico. In uno stato di allarme generale e confusione tra giornalisti e osservatori, anche noi abbiamo provato a capire se la notizia fosse vera. Raggiunto il comandante delle Guardie Presidenziali, Mohamed Lakri, ci risponde che non c’era stato alcun rapimento e che l’areoporto era sotto i bombardamenti dell’aviazione di Haftar.

Ma questa sembra essere l’ultima di una lunga serie di notizie false, o comunque smentite, coincise proprio con un maggiore impegno internazionale per raggiungere un cessate il fuoco. Tre gli appuntamenti solo ieri degni di nota: Serraj e Siala a Bruxelles, il feldmaresciallo Haftar a Roma col premier Conte e i ministri di Francia, Italia, Grecia e Cipro al Cairo. Alla luce di queste informazioni è interessante notare che le testate giornalistiche italiane e le agenzie media riportavano mercoledì pomeriggio che anche Serraj sarebbe arrivato a Roma, dopo la sua visita al Parlamento europeo, per incontrare il premier Giuseppe Conte. E anche in questo caso, poi la smentita. O meglio la notizia che Serraj si rifiutava di venire a Roma.

Mauro Indelicato su InsideOver parla appunto di “giallo” sul vertice Conte-Sarraj. “Poco dopo le 18:00, le agenzie hanno iniziato a battere la notizia dell’annullamento del vertice con Giuseppe Conte: Il premier del Governo di accordo nazionale libico Fayez Al-Serraj, una volta saputo della presenza a Roma del generale Khalifa Haftar, ha cambiato programma e ha deciso di non venire nella capitale italiana”. Scrive Indelicato citando Agi. La stessa agenzia che pochi giorni prima aveva attribuito delle dichiarazioni al politologo Edward Luttwack:”uccisione Soleimani sia da lezione ad Erdogan in Libia”. Affermazioni smentite dal diretto interessato in una nostra intervista.

“La notizia del potenziale incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il capo del Governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez al Sarraj, a Roma, è parte di una propaganda promossa in Italia da attori finanziati dagli Emirati Arabi Uniti”: a pronunciare queste parole non è stato uno qualsiasi, bensì il ministro dell’interno libico Fathi Bashaga, secondo cui non era in agenda alcun incontro tra il capo del governo italiano e quello libico. Dunque, non ci sarebbe stata alcuna scelta di Al Sarraj di non andare a Roma, semplicemente perché l’arrivo in Italia non era in agenda. Prosegue Indelicato su Inside Over. Ma a questo punto viene da chiedersi come mai i media filo-Fratellanza come Libya Observer appunto, o Libya al-Harar e Libya Express avevano riportato la stessa notizia e si erano insolitamente affrettati a riportare in arabo e in inglese le notizie corse sui media italiani.

Se davvero ci fosse stato un incontro tra Serraj ed Haftar, ma anche semplicemente un accordo attraverso incontri separati mediati da Conte la situazione da entrambe le parti sarebbe precipitata ancora di più nel caos. Le tribù che sostengono l’esercito nazionale libico si sarebbero irritate e avrebbero ritirato presumibilmente il loro sostegno ad Haftar se si fosse seduto al tavolo con Serraj o fatto promesse a Conte tradendo i loro figli impegnati nella sanguinosa battaglia. Allo stesso modo le “milizie di Serraj” avrebbero presumibilmente buttato in mare il premier, se fosse sceso a patti col nemico proprio ora che gli estremisti siriani sono arrivati dalla loro parte.

Ma perchè tanto casino per nulla? Sarebbe interessante capire quali attori hanno avuto interesse a far uscire certe notizie proprio in questo momento. Gli stessi che probabilmente avevano diffuso false dichiarazioni attrribuite alla presidenza tunisina di aver negato il passaggio sul suo territorio alle truppe di Haftar, quando invece Erdogan non ne aveva neanche fatto richiesta. Ma quello che fa sorridere maggiormente, al di là delle congetture sul perchè Serraj non sia venuto a Roma, è la notizia del suo rapimento. E’ chiaro a tutti – e chi non lo ricorda o nega – mente, che Serraj è stato rapito il primo giorno del suo Governo. Una chiara descrizione di questo concetto ci viene fornita da Wolfram Lacher and Alaa al-Idriss nel rapporto “Capitale delle milizie, i gruppi armati catturano lo Stato libico”.

“Quando arrivò a Tripoli – si legge nel rapporto – il Consiglio presidenziale poteva contare sulla promessa di una manciata di gruppi armati nella capitale che lo avrebbero sostenuto. Una serie di altre milizie erano esplicitamente ostili, mentre la maggior parte dei gruppi armati a Tripoli non era schierata. Dal 2011, il panorama della sicurezza di Tripoli è stato un mosaico altamente frammentato e instabile di più gruppi armati. Ma nell’anno che seguì l’arrivo del Consiglio Presidenziale, quattro milizie che si erano associate a Serraj fin dall’inizio divisero la capitale tra di loro. Queste quattro milizie – la Special Deterrence Force (SDF), il Tripoli Revolutionaries Battalion (TRB), il Nawasi Battalion e l’unità Abu Slim dell’apparato di sicurezza centrale – hanno ampliato il loro controllo sul centro, il sud e l’ovest di Tripoli, spostando gradualmente i gruppi armati rivali durante una serie di pesanti scontri. Parallelamente, hanno convertito il loro controllo territoriale in influenza politica e finanziaria guadagnando e consolidandosi in un cartello”.

Ma non è tutto. Vale la pena ricordare alcuni crimini commessi da queste milizie che hanno preso in ostaggio Serraj dal primo giorno del suo insediamento. Tralasciando quelli più lontani nel tempo, ci limitiamo qui a citare solo i fatti più recenti verificatisi nella capitale Tripoli. Il 4 dicembre 2019, alcuni gruppi di uomini armati, probabilmente appartenenti alla città di Misurata e diverse formazioni, hanno attaccato mercoledì mattina la sede del Ministero delle Finanze, nei pressi di Dahra, circondadolo e sequestrando mezzi e armi. Lo stesso giorno gli stessi gruppi armati hanno circondato gli uffici presidenziali di Fayez al-Serraj, sequestrando armi e alcuni mezzi delle forze di sicurezza incaricate di proteggere il presidente. La notizia è stata confermata dal ministro dell’Interno, Fathi Pashagha, che promise giustizia e avvertì l’indomani l’avvio dell’ennesima indagine che rimarrà inconclusa, per la totale assenza dello Stato di Diritto a Tripoli.

Ancora prima, il 26 settembre 2019, pubblicando una nota del Governo libico, riportavamo l’attacco da parte delle milizie al ministro dell’Economia, Faraj Boumtari. Il ministro aveva rivelato che, mentre si trovava nel suo ufficio, era stato attaccato da una persona di nome Taher Erwa, meglio noto come capo dell’intelligence di Tripoli. In una missiva indirizzata al procuratore generale e al Ministero degli Interni, il ministro spiegava di essere stato assalito nel suo Ministero perchè l’uomo sosteneva che il suo gruppo non aveva ricevuto il suo salario. Ma ancora prima, il 12 gennaio 2017, Federica Bianchi sull’Espresso scriveva: “i ribelli hanno attaccato le sedi dei principali dicasteri: è la dimostrazione di quanto la situazione nel paese africano sia ancora instabile nonostante le vittorie contro l’Isis”. Bianchi aggiunge: “Nonostante le milizie di Misurata, fedeli ai Fratelli musulmani di cui Haftar è acerrimo nemico, abbiamo cacciato l’Isis da Sirte, il governo di Serraj su cui ripongono le speranze americani ed europei non solo ha perso importanti pezzi da Novanta nell’ultimo anno ma non è riuscito ancora a garantire la ripresa della vita nella capitale libica, in questi giorni addirittura in preda al freddo per mancanza di elettricità”.

Tutto ciò – sebbene di esempi ce ne siano ancora tanti dal 2015 ad oggi – conferma che Serraj è solo un ostaggio dei suoi gruppi armati e della Fratellanza Musulmana con cui ha solo recentemente preso pubblichi accordi, firmando due Memorandum d’Intesa con Recep Tayyp Erdogan. Nuovo e non ultimo padrone a cui Serraj dovrà rendere conto e che probabilmente gli avrebbe “sconsigliato” di andare a Roma, qualora veramente la visita fosse stata in programma, visto che il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nelle stesse ore era al Cairo e Conte aveva ricevuto lo spietato aggressore Haftar che ha cacciato Daesh ed al-Qaeda dalle principali città libiche.

E’ chiaro che non bastavano le notizie false diffuse da Anadolu, dai media russi e turchi, su chi nei giorni scorsi ha preso il controllo di Sirte, dove l’esercito era stato accolto dalla popolazione in festa. Più i gruppi armati della Fratellanza e gli estremisti inviati da Erdogan perdono terreno, più si fa aggressiva la loro reazione sui media. Più aumenta il coinvolgimento di attori esterni, più risulta difficile stabilire quali siano le notizie vere e quali quelle false. Ma dire che Serraj è stato rapito solo ieri sera, vuol dire ignorare cinque anni del suo Governo.

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