La Turchia va fermata in Libia

Di Ali Ahmed.

In Libia il 4 aprile 2019 l’esercito nazionale libico (LNA) ha lanciato le operazioni militari per liberare la capitale, Tripoli, dal terrorismo e dalle milizie armate affiliate al Governo di Accordo Nazionale (GNA). Come scrive Giovanni Giacalone su Inside Over “La Libia occidentale ha aperto le porte a militari e miliziani turchi, mossa prevedibile che conferma la già nota vicinanza ideologica tra l’esecutivo guidato da Fayez al-Sarraj e l’islamismo radicale dei Fratelli Musulmani, di cui l’Akp ed Recep Tayyip Erdogan sono massima espressione politica in Turchia; non a caso quest’ultima, assieme al Qatar, sono i due paesi sponsor dell’organizzazione islamista, messa al bando da Egitto, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Bahrein, Siria e Russia.

Come spesso abbiamo scritto, la complicità del Governo di Accordo Nazionale con gruppi terroristici è nota. Dopo la ricomparsa al fianco delle milizie di Tripoli di Adel al-Rubaie, fanatico della Shura dei Mujahideen e membro di Ansar al-Sharia fuggito in Cirenaica, al fronte contro l’Lna sono scesi in campo anche Issa al-Busti, originario di Souq al-Juma, noto per la sua partecipazione ad attacchi terroristici in Cirenaica da parte di cellule collegate ad Ansar al-Sharia…Inoltre è stata confermata la presenza al fronte del terrorista Massoud al-Akouri, noto anche come Masoud al-Azari. Fondata anche la notizia nel giugno 2019 circa l’uccisione di uno dei terroristi responsabili dell’attentato all’Ambasciata Americana a Bengasi al fronte a sud di Tripoli, mentre stava combattendo a fianco delle milizie anti-Haftar.

Gli ultimi sviluppi non hanno fatto altro che confermare la continuità ideologica e politica tra Tripoli, Misurata e Ankara, caratterizzata da un denominatore comune islamista che può manifestarsi in varie forme a seconda del contesto di riferimento. Secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, Erdogan ha già inviato a Tripoli migliaia di ribelli ed estremisti siriani in sostegno di al-Serraj. Tutto ciò fa sorgere domande sull’affidabilità dei partner europei in Libia. Se si considera i grossi flussi migratori dalla Libia verso le coste italiane, i rischi di infiltrazioni terroristiche è stato definito reale da Interpol e dai Governi di Italia, Francia, Germania e Grecia, principalmente interessati dal fenomeno migratorio.

Per questo è fondamentale per la sicurezza dei propri cittadini e per la sicurezza dell’intera regione, che influisce notevolmente sull’economia globale, che i Paesi europei interrompano immediatamente qualasiasi tipo di rapporto con la Turchia e il Governo fantoccio di al -Serraj. Atrimenti? Altrimenti si rischia che si ripetano altre stragi come quella di Manchester e Berlino dove gli attentatori responsabili provenivano o erano in diretto collegamento con gruppi terroristici attivi in Libia. Come fa notare Giacalone, lasciare mano libera in Libia alla Turchia significa legittimare l’installazione di gruppi islamisti radicali e taglia gole a poche miglia dalle coste italiane, con tutte le relative e potenziali conseguenze. In aggiunta, Erdogan avrebbe così ben due “rubinetti” a disposizione per minacciare di riversare sull’Europa migliaia e migliaia di immigrati, minaccia tra l’altro già lanciata tempo addietro dal premier Fayez al-Serraj.

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