Al-Athron: la valle di Marco, un nome non strano

Di Libyan Eyes.
 
Per i residenti della Montagna Verde, Al-Jabal Al-Akhdar, nella Libia orientale, in particolare nella zona di Al-Athron, con i suoi alberi fertili, la sua acqua dolce, l’odore di arbusti, ginepro, ghirlanda, assenzio, uva, melograno, banane, le palme, la valle che si incontra nel mezzo, chiamata occhio di miele è un paradiso che con il cinguettio degli uccelli ricorda una sala da ballo. Sul pendio, verso la valle, si trova una grotta scavata nella roccia dove San Marco e i suoi seguaci si rifugiarono, fuggendo dall’oppressione dei romani. I cristiani si stabilirono intorno alle oasi o nelle grotte, nelle scogliere, che si affacciano lungo i pendii montuosi.

Rifugi rocciosi, nelle valli del verde montuoso, fortificati per prevenire gli attacchi da parte dei romani. San Marco fu costretto a cercare rifugio in Egitto nell’anno 61 d.C., quindi nel 63 tornò in Libia e vi trascorse due anni, ed è probabile che proprio qui l’evangelista scrisse il suo vangelo, nella Green Mountain, meglio conosciuta fino ad oggi come la “Valle dei Vangeli”. Il Santo poi tornò di nuovo in Egitto, dove fu arrestato ad Alessandria nel 68 d.C., decapitato, il suo corpo venne trascinato e mostrato per le strade di Alessandria. Ma la sua chiamata si diffuse tra i copti d’Egitto, che diventarono seguaci della chiesa di San Marco.

La leggenda narra che quando il conquistatore Amr bin Al-Aas conquistò l’Egitto, pronunciò discorsi ai conquistatori musulmani il Venerdì Santo: “vai con l’aiuto di Dio, pianta la terra e mangia dai suoi beni, latte, mandrie e caccia. Nutri i tuo cavalli e preservali, poiché sono il tuo aiuto contro il nemico, e con loro vincerai e lotterai. E mantieni l’era dei tuoi vicini copti”. Secondo la leggenda, il comandante del fedele Omar, il Messaggero di Dio disse: “Dio conquisterà l’Egitto dopo di te, quindi mantieni l’alleanza coi suoi copti, perché sono la tua famiglia e sono nella tua protezione”. Quando il teschio di San Marco fu rubato, ad Amr Ibn El-Aas fu ordinato di cercarlo per restituirlo al Papa copto, poi donò la somma di diecimila dinari per costruire una chiesa nel nome di San Marco.

Il libro “La Cripta Evangelica” è un viaggio esplorativo di un team di volontari guidato da uno scrittore le cui parole sono legate allo spirito della nostra Cirene, Atene d’Africa, nonchè alla montagna, ai boschi profumati e all’odore della terra. In quella regione, che contiene ancora le sue incognite e i suoi segreti, la missione ha scoperto per la prima volta i luoghi del religioso San Marco nella Valle di Marco e la Valle dei Vangeli, e molto rimane inesplorato. Tra i reperti trovati c’erano il resto della statua di Ras al-Assad, segno di Marco Evangelista e il suo emblema, i siti di roccia sospesi noti come “Marco dichiarato” e “Whisking the Gospel” mentre si alzano dal livello del suolo, a dieci metri, fino a quaranta metri.

Sono stati recuperati anche il tronco della croce all’ingresso del tempio per montare la Bibbia, inciso nello stile del segno dei primi cristiani, e un sito religioso contenente otto croci, monasteri e una fonte battesimale conosciuta oggi come l’Occhio di Sarabli. Nell’edificio di San Marco, è stata scoperta un’enorme grotta a più piani, due grandi stanze tra le rovine delle sue numerose stanze distrutte, una fonte battesimale, un’enorme cisterna rocciosa per la conservazione dell’acqua, frantoi, passaggi, ingressi segreti, iscrizioni e disegni religiosi sulla crocifissione di Cristo e dei primi cristiani.

In uno dei siti dell’enorme grotta, la prima abside episcopale risalente all’alba del cristianesimo fu scoperta rivelando come proprio questo sito era opera di Marco l’Evangelista stesso, compreso il resto della testa di un leone accanto all’abside principale, originarimente scolpita nella nella roccia è una prova certa che questa abside era dedicata all’apostolo, rappresentato dal leone. Tutto ciò spiega il significato del nome Valle di Marco. Resta ancora molto da scoprire, come dice l’autore del libro La Valle Evangelica, “nonostante l’importanza di questi siti e punti archeologici che abbiamo scoperto, non possiamo comprenderli in modo completo ed accurato, perché il lavoro richiede accurati scavi e indagini scientifiche da parte di team di specialisti in diversi rami dell’archeologia”. Soprattutto se si considera che l’area in cui sono sparse le fortezze di Marco è stimata in circa 2000 chilometri quadrati.

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