Escalation delle ostilità in Libia, dozzine di vittime al collegio militare di Tripoli

Di Ali Ahmed.

Dozzine di studenti del Collegio militare di Tripoli sono stati uccisi e feriti sabato sera per via di un bombardamento, le cui dinamiche sono ancora d’accertare. In un primo momento si è parlato di un raid aereo che sarebbe stato condotto dall’aviazione orientale dell’Esercito libico nazionale (LNA), mentre il Governo di Accordo Nazionale (GNA), dichiarando tre giorni di lutto nazionale, ha accusato aerei stranieri di aver lanciato l’attacco in sostegno di Haftar.

E’ interessante notare che il portavoce dell’Autorità per le ambulanze e le emergenze, Osama Ali, ha annunciato in un primo momento la caduta di “razzi” nel Collegio militare dell’altopiano, riferendo di “alcune” vittime civili. La notizia è stata subito ripresa dai canali pro-Haftar, e lo stesso ufficio sembrava rivendicare il raid. Poco dopo, gli stessi media accusavano la milizia Gnewa, nota anche come Central Security di Abu Selim, incaricata della sicurezza nell’area, di aver fatto fuoco sugli studenti che si sarebbero rifiutati di prendere parte alla battaglia contro i loro fratelli dell’esercito libico.

In questo contesto il Ministro degli Esteri del GNA, condannando l’incidente ha richiesto una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineando che l’attacco al College militare di Tripoli rappresenta un grave crimine contro l’umanita secondo il diritto internazionale che disciplina il conflitto. “Con questo atto brutale e codardo, è chiaro a tutto il mondo che la milizia di Haftar non combatte il terrorismo come sostiene, ma piuttosto pratica il terrorismo e viola il diritto umanitario internazionale”. Ha detto Siala in una nota, facendo appello alla comunità internazionale affinchè si faccia carico delle proprie responsabilità “e porti Haftar e quelli con lui alla Corte internazionale per crimini contro l’umanità”.

La Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), da parte sua non ha citato nè Haftar nè l’LNA nel suo comunicato, e sarebbe al lavoro per identificare responsabilità e dinamiche dell’attacco. La diffusione di immagini e video di feriti e morti fatti a brandelli, ha fatto riversare familiari e amici sul posto del bombardamento in cerca dei propri cari. Dopo dati contrastanti, il bilancio delle vittime sembra essere di 28 morti e 18 feriti. UNSMIL ha rinnovato il suo invito ad entrambe le parti ad abbandonare le armi e la violenza.

Sempre sabato, il vice rappresentante speciale del segretario generale, coordinatore residente delle Nazioni Unite e coordinatore umanitario per la Libia, Yacoub El-Hillo ha condannato fermamente gli intensi attacchi aerei e bombardamenti in e intorno la capitale, Tripoli. “Sono inorridito da questi insensati attacchi indiscriminati alle aree civili e alle infrastrutture civili che continuano a prendere vite innocenti”, ha affermato El-Hillo. Dall’inizio di dicembre 2019, almeno 11 civili sono stati uccisi e oltre 40 feriti. L’ultima escalation di combattimenti a Tripoli influenza direttamente la continuazione e la sostenibilità della fornitura di servizi essenziali di salvataggio ad Abu Salim, Ain Zara, Tajoura e aree adiacenti all’aeroporto di Mitiga.

Il portavoce ha dichiarato che quasi la metà delle strutture sanitarie nei tre comuni si trova in ​​aree di scontri attivi. Finora, 12 strutture sanitarie sono state costrette a chiudere. Altri quattro centri sanitari primari di Ain Zara si trovano in aree ad alto rischio e stanno per essere chiusi. “Più di 6.000 operatori medici e non medici continuano a rischiare la vita per fornire assistenza medica in questi tre comuni. Se la violenza continua, almeno 72.000 visite mediche al mese verranno interrotte in 48 strutture sanitarie”. L’ufficio umanitario delle Nazioni Unite in Libia ricorda inoltre che i bambini continuano a pagare il prezzo più alto in questo conflitto. L’escalation dei combattimenti ha causato la sospensione di tutte le scuole pubbliche e private nei comuni di Abu Salim e Ain Zara. Oltre 210 scuole e scuole materne sono chiuse, negando a più di 113.000 studenti in età scolare il diritto all’istruzione.

L’attacco al College militare, ha ucciso 28 ragazzi, tutti giovanissimi. Si tratta dell’ennesimo massacro dall’inizio della guerra civile nel 2011 che probabilmente rimarrà impunito, ma che aggiunge senza dubbio benzina sul fuoco ed aumenta le ostilità. Il portavoce delle forze affiliate al Governo di Al-Wefaq, il colonnello Tayyar Muhammad Qanunu , ha detto questa mattina che le sue forze “hanno preso di mira le concentrazioni della milizia Haftar nella base aeronautica di Al-Watiyah, e durante il raid alcuni veicoli militari sono distrutti, compreso un deposito di munizioni e raduni di mercenari”. La base di Al-Watiyah, tramite la sua pagina Facebook, ha smentito la notizia, rilanciata dalla sala dell’operazione Vulcano di Rabbia.

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