Il summit in Malesia rivela una nuova pericolosa alleanza

Di Vanessa Tomassini.

Il vertice di Kuala Lumpur, che si è da poco concluso in Malesia, ha segnato una profonda divisione nel mondo arabo. Il vertice, che vede partecipare alcuni capi di Stato e di Governo del mondo islamico, è stato sponsorizzato dal Qatar. Tra i principali invitati Iran e Turchia, mentre Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Bahrain, Siria e Giordania sono stati esclusi. La loro esclusione viene vista dagli esperti come un tentativo di indebolire gli alleati degli Stati Uniti nella regione araba e fa sorgere nuove domande sulla visione politica dell’organizzazione che dà vita di fatto ad una nuova piattaforma che unisce il pensiero islamista dei Fratelli Musulmani e il pensiero dell’ayatollah Al-Khomeini, principali minacce all’Occidente e ad Israele.

Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, che ha firmato di recente due memorandum d’intesa con il Consiglio presidenziale del Governo libico di Accordo Nazionale (GNA) con base a Tripoli, in materia di sicurezza e gestione dei confini marittimi, si è scagliato contro l’Europa che aveva definito illegittimi gli accordi firmati ad Ankara lo scorso 27 novembre affermando che il feldmaresciallo Khalifa Haftar, a capo dell’esercito nazionale libico (LNA) non avrebbe legittimazione. “Il leader legittimo della Libia è al-Serraj”. Ha dichiarato Erdogan, minacciando di inviare soldati turchi a sostegno delle milizie nella capitale libica su richiesta del premier al-Serraj.

È chiaro che Turchia e Qatar sono disturbati dalle politiche europee e dei paesi vicini che pongono la dottrina della tolleranza come base delle loro strategie nell’agenda politica internazionale. Attraverso la partecipazione e il finanziamento del vertice, il Qatar sta cercando di ripristinare il nervo religioso che si basa sugli estremi della Fratellanza Musulmana, come soluzione ai problemi del mondo arabo.

Mahathir bin Mohamad, primo ministro della Malesia, infatti, in consultazione con Qatar e Turchia ha deciso di tenere il vertice per deliberare su questioni che il mondo musulmano deve affrontare a livello globale, sfidando di fatto l’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), guidata dall’Arabia Saudita, principale alleato degli Stati Uniti nella regione, nonché la Lega degli Stati Arabi. Qatar e Turchia stanno cercando di sostituire queste istituzioni islamiche, riconosciute a livello internazionale, con iniziative dallo slogan islamico polarizzante della Fratellanza Musulmana che mira a creare uno Stato Islamico, mentre usano i forti legami della Malesia con il mondo islamico per rafforzare la loro reputazione.

Mahathir bin Mohamad ha dichiarato che i cinque paesi saranno pionieri dell’inizio di una più ampia cooperazione islamica che include diversi settori che interessano il mondo islamico e svilupperà strategie per affrontare le violazioni che deve subire, inclusa l’aggressione di Israele contro i palestinesi. Matahir ha motivato l’esclusione di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Bahrain, Siria e Giordania dicendo che “per iniziare, dobbiamo mantenere il gruppo piccolo” sottolineando di aver selezionato “un piccolo numero di Paesi che avranno il tempo e gli sforzi per trovare soluzioni”.

Il vertice rappresenta in realtà una copertura per la pericolosa alleanza tra i Fratelli Musulmani e gli iraniani. L’Iran ha trovato una nuova facilitazione per contrabbandare il suo petrolio, violando le sanzioni internazionali. A tal proposito è opportuno ricordare che lo scorso 28 aprile il vassello Shaher E. Kord, ricollegabile alla Guardia Rivoluzionaria Iraniana ed inserito nelle liste sanzionatorie internazionali, è attraccato al porto di Misurata, in Libia, con 144 containers, il cui contenuto non è mai stato rivelato dalle autorità libiche, dimostrando per la prima volta il coinvolgimento iraniano in Libia.

Durante il vertice di Kuala Lumpur, inoltre, il Qatar ed Erdogan hanno offerto agli iraniani una rara opportunità e un servizio gratuito supportando la proposta del presidente Hassan Rouhani al vertice di lanciare di una nuova valuta elettronica che comporta molti rischi per la tracciabilità delle transazioni della Fratellanza nello scenario internazionale, in particolare in materia di sostegno al terrorismo. “Invece di fare scambi commerciali usando valuta estera, vorremmo commerciare con le nostre valute nazionali” ha affermato Erdogan sostenendo la proposta di Rouhani che le Nazioni musulmane dovrebbero inventare una propria criptovaluta.

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