Le condizioni di Serraj per il cessate il fuoco

Di Ali Ahmed.

In una dichiarazione diffusa lunedì, Serraj ha affermato che l’accordo politico di Skhirat, firmato nel 2015 resta la base per qualsiasi dialogo o accordo futuro sull’attuale crisi in Libia che eclude di fatto il comando generale delle forze armate, rappresentato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar. Tale aspetto deve essere una costante e non una condizione per qualsiasi conferenza o forum futuri, dai quali non devono essere esclusi nessun Paese vicino o coinvolto nel fascicolo libico.

Il premier afferma che l’imminente conferenza di Berlino non avrà successo se “il fucile di Haftar non viene sollevato di fronte alla capitale del Paese”. Nonostante la dichiarazione di New York affermi l’impossibilità di una soluzione militare, Serraj chiede in sostanza “un cessate il fuoco immediato, senza precondizioni da qualsiasi parte, e la rimozione di armi pesanti e artiglieria dalle linee di fronte. Chiede inoltre che le forze armate di Haftar, descritto come “l’aggressore” si astengano dal condurre raid aerei e bombardamenti. Serraj precisa che l’elemento imprescindibile per il cessate il fuoco è il ritiro delle “forze aggressori” da dove sono venute e senza condizioni. Punto questo che viene ignorato secondo il premier dalle Nazioni Unite.

Ha ricordato che il forum di riconciliazione nazionale, che si sarebbe dovuto tenuto a Ghadames il 14 aprile, resta per il premier, la sola soluzione politica sotto gli auspici ONU per uscire dalla crisi.

La dichiarazione ha puntualizzato che tutte le transazioni negli accordi petroliferi devono avvenire attraverso la National Oil Corporation (NOC) con base a Tripoli, l’unica istituzione legittima autorizzata a farlo. Ha affermato inoltre l’impossibilità di parlare dell’istituzione del Consiglio di sicurezza nazionale al di fuori del quadro dell’accordo politico, non prima dell’unificazione delle istituzioni e della cessazione delle istituzioni parallele sotto l’autorità civile rappresentata dal Consiglio presidenziale.

La dichiarazione di Serraj giunge in seguito alla ministeriale, voluta da Italia e Francia, a margine della 74ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


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