Dettagli inquietanti sul centro migranti di Tajoura

Di Vanessa Tomassini.

Maxar Tecnologies Space Foundationistituto di ricerca aerospaziale del Colorado che collabora tra gli altri con le Nazioni Unite, ha rilasciato alcune immagini aeree dell’area in cui si trova il centro di detenzione migranti di Tajoura parzialmente distrutto da un raid aereo. I fotogrammi della zona di poche ore dopo l’incidente, in cui sono morti circa 60 migranti detenuti, mostrano che prima del centro un missile ha colpito un edicificio quadrato a pochi metri dal centro di detenzione. Si tratta della sede del battaglione di sicurezza di Tajoura, responsabile del controllo del campo. Ivan Hill, giornalista investigativo del New York Times ha fatto notare che l’edificio a sinistra delle foto sarebbe stato il target del raid aereo mentre il centro migranti si troverebbe a destra, suscitando dubbi sulla provenienza dei razzi che hanno preso di mira i locali in cui erano detenuti i migranti, come sottolinea il quotidiano Al marsad che ha pubblicato questa foto.

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Secondo le registrazioni delle telecamere di sorveglianza nell’area, il primo raid che ha colpito la sede del battaglione di sicurezza, sarebbe avvenuto alle 23 e 28 minuti. Il filmato pubblicato da Al Marsad mostra che al momento dell’esplosione, polvere, schegge e detriti si sparpagliano di fronte all’obiettivo della telecamera, ma non sembra che il centro migranti abbia subito danni strutturali. Pochi secondi dopo, si vedono diversi migranti uscire dalla sede della milizia, il che fa sorgere diversi questiti sul motivo per cui questi fossero all’interno dell’edificio e non nel centro di detenzione. L’Associated Press,  ha rivelato giovedì, che alcuni migranti sono stati costretti a lavorare nel quartier generale del battaglione, impiegati in diverse attività, tra cui pulizia, manutenzione e carico di armi.

Governo di Tripoli ha accusato l’esercito nazionale libico e i suoi sostenitori stranieri, tuttavia l’esercito, guidato dal maresciallo Khalifa Haftar ha affermato di aver preso di mira una posizione vicina alle milizie, ma nega di aver colpito il granaio dove erano rinchiusi i migranti. Circa 600.000 persone, la maggior parte africane, sono detenute nei centri di detenzione libici dopo essere stati intercettati dalla Guardia costiera sponsorizzata dall’UE. Solo a Tajoura, centinaia di migranti sono detenuti in diversi centri vicino a quello che sembra essere un deposito di armi. L’agenzia delle Nazioni Unite, aveva già denunciato che le prigioni in cui si trovano migranti e rifugiati vengono utilizzati dalle milizie per immagazzinare armi e veicoli, come ha avuto modo di visionare Speciale Libia a Zawia, dove nel complesso esterno alla prigione, i funzionari di sicurezza stavano pitturando e facendo manutenzione a diversi mezzi militari – a loro dire – sottratti al Libyan National Army. L’ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite ha rivelato inoltre nei giorni scorsi di aver ricevuto rapporti che affermano che i gruppi affiliati al Governo di Accordo Nazionale hanno fatto fuoco sui migranti per impedire loro di fuggire dopo il raid. La notizia è stata smentita dal governo delle milizie che tiene ostaggio oltre 1 milione e 200 mila cittadini libici, ai quali si sommano almeno 600 mila migranti intrappolati nei lagher gestiti dai suoi stessi gruppi armati.

Armi e mezzi blindati nel Centro di detenzione di Zawia (Al-Nasr).
Photo: Vanessa Tomassini (Speciale Libia)

 

 

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