Conte a Tunisi. Il caos a Tripoli fa crescere la preoccupazione per l’arrivo di terroristi

Di Ali Ahmed.

Sebbene molti terroristi siano impegnati a combattere contro Haftar, lupi solitari e cellule jihadiste interessate a colpire l’Europa potrebbero aprofittare del caos a Tripoli per arrivare in Tunisia e dirigersi verso le coste italiane. Se Conte ha detto di non supportare né Serraj ne Haftar, ma soltanto il popolo libico, il problema del terrorismo resta una preoccupazione reale soprattutto dopo i rapporti dei servizi segreti italiani. Oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, accompagnato dal ministro dell’Interno, il responsabile dello Sviluppo economico e il ministro degli Affari esteri, è arrivato nella capitale tunisina per affrontare insieme il problema Libia che ha sottratto in parte la scena al dossier economico del vertice intergovernativo Italia – Tunisia. Secondo quanto riporta il Sole24 Ore, il fascicolo è molto delicato. Dopo il crollo del “Califfato” in Siria e Iraq, la crescente destabilizzazione della situazione in Libia, e lo scenario di una guerra civile prolungata nel paese creano le premesse per un arrivo massiccio di jihadisti in Tunisia. L’autorevole testata riporta inoltre uno stralcio della relazione sulla politica di informazione per la sicurezza 2018 che afferma: «Fermenti jihadisti hanno interessato altri Paesi del Nord Africa, interlocutori e partner strategici per l’Italia, chiamati a fronteggiare, in varia misura, crisi politiche, problemi economico-finanziari e malcontento popolare. Di interesse, al riguardo, fra gli altri, gli sviluppi in Tunisia, Algeria, Marocco, Egitto». «In Tunisia – si legge ancora – disagio e proteste di piazza hanno offerto ulteriori spazi alle strumentalizzazioni della propaganda estremista». Nel paese sono attive in particolare due formazioni: il gruppo Ansar al Sharia, che ha ramificazioni in Libia, e quello Jund al Khilafa. Al termine del bilaterale, Tunisia e Italia hanno rinnovato il loro appello a fermare gli scontri armati alla periferia di Tripoli in modo di riprendere il dialogo politico. Sebbene non sia chiaro se al dialogo debbano prendere parte anche i terroristi e le milizie che si sono arricchite per anni sulle spalle del popolo libico, i due Paesi si sono detti d’accordo sul fatto che non possa  esistere una soluzione militare alla crisi libica.

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