Crisi umanitaria a Tripoli, sale il bilancio delle vittime dall’inizio degli scontri

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il numero delle vittime in e intorno a Tripoli al 2 maggio si avvicina a 2000. Il bilancio è infatti di 392 morti e 1936 feriti, mentre quasi 50mila persone risultano sfollate per via dei combattimenti sempre più accesi tra il Libyan National Army (LNA), guidato dal maresciallo Khalifa Haftar, e l’esercito occidentale accompagnato dalla coalizione di milizie affiliate al Governo di Accordo Nazionale. Dagli inizi di aprile, la guerra intrapresa dall’LNA per liberare la capitale dalle milizie e gruppi terroristici che tengono ostaggio il Consiglio presidenziale e di conseguenza l’intero processo politico, ha deteriorizzato ulteriormente il già frammentato e precario sistema sanitario libico che non riesce a fare fronte all’emergenza. Lo sfollamento di migliaglia di famiglie ha risveglito la solidarietà tra i libici che, consapevoli di non poter contare sul governo di Fayez al-Serraj, hanno messo a disposizione le proprie abitazioni ed ogni spazio sicuro per accogliere uomini, donne e bambini in fuga dal conflitto. La coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite, Maria Ribeiro, ha avvetito che la crisi umanitaria potrebbe aggravarsi nelle prossime ore, nonostante tutte le organizzazioni umanitarie siano a lavoro incessantemente per fornire cibo, beni di prima necessità e assistenza psicosanitaria alla popolazione. Per quanto concerne le operazioni militari, pesanti scontri vanno avanti da ore su diversi assi, con una considerevole avanzata dell’esercito orientale ad Ain Zara, Azizia e Suwani. A conferma l’ufficio media del comando generale dell’esercito ha annunciato un punto stampa dalla regione occidentale a breve.

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