Tra successi e dispiaceri, le conclusioni della Conferenza di Palermo

Di Vanessa Tomassini.
Palermo, 13 novembre 2018 – Il “successo” della conferenza di Palermo rappresenta il desiderio di tutte le parti coinvolte nella scena libica di raggiungere al più presto una soluzione politica. Ha riassunto così l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, la due giorni organizzata dal Governo italiano. In una conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, Salamè ha sottolineato che c’è stato un chiaro impegno da parte delle delegazioni libiche nel voler risolvere la situazione, precisando che “qualsiasi mossa politica deve essere preceduta dal desiderio e dalla possibilità di successo”.

Sebbene non sia stato divulgato, nè tantomeno firmato alcun documento circa un accordo politico, per via dell’incompleta partecipazione del capo del Libyan National Army e per la divisione oggettiva su diversi punti, c’è un grande ottimismo. Soprattutto per il grande consenso internazionale che l’evento ha ricevuto. Parole di sostegno all’iniziativa italiana sono arrivate da Stati Uniti, Egitto, Germania, Gran Bretagna e perfino dalla Francia, che lasciano intravedere un avvicinamento di vedute sulla questione libica da cui dipende la stabilità dell’Europa e del mondo. Conte si è detto invece dispiaciuto per l’abbandono della Conferenza da parte della Turchia che ha ritirato la propria delegazione, lasciando intendere un risentimento da parte della Fratellanza Musulmana, il movimento politico noto per il finanziamento al terrorismo e considerato fuori legge da gran parte dei paesi arabi, nonchè dal generale Haftar.

Veniamo ora a quelli che sono i risultati della Conferenza per la Libia, con la Libia. Salamè ha spiegato che lo step più importante da perseguire è senza dubbio il mantenimento del cessate il fuoco a Tripoli e in altre città. Per quanto concerne l’economia, è stato raggiunto un accordo con i governatori delle banche centrali per cui un’impresa di contabilità internazionale dovrebbe condurre un audit, un controllo sulla salute delle finanze libiche in pratica, entro tre settimane. Secondo Salamè la conferenza italiana faciliterà il ripristino della sicurezza ed il coinvolgimento di tutti i libici nella conferenza nazionale; perchè è “il momento che il popolo libico dica la propria opinione”. Un punto condiviso anche dal premier Conte che ha affermato fiducioso: “La Libia è un Paese amico, a cui siamo legati da vincoli antichi di amicizia, di cooperazione economica e legami culturali, ci sentiamo responsabili nell’offrire un contributo. Ma siete padroni del vostro destino”.

Il presidente del Consiglio ha poi spiegato che durante la conferenza, il tema dell’immigrazione non è stato trattato nello specifico sebbene è chiaro che dalla stabilizzazione del Paese nordafricano, attualmente incapace di controllare i propri confini, ci si attende una più facile gestione del fenomeno migratorio. A tal proposito Salamè ha aggiunto che si è già registrato un notevole calo dei flussi attraverso la Libia e che la Missione delle Nazioni Unite continua a monitorare la situazione di migranti e rifugiati detenuti in Libia.

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