L’Italia tende la mano alla Libia, grande impegno per la conferenza di Palermo

Di Vanessa Tomassini.

L’Italia, appoggiata da gran parte della comunità internazionale, il cui supporto è emerso già lo scorso 15 ottobre a Lussemburgo durante il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea, oltre che in una serie di incontri bilaterali successivi con funzionari e capi di Governo, sta lavorando incessantemente per l’organizzazione della Conferenza Internazionale per la Libia, che si terrà a Palermo il 12 e 13 novembre. Tutti auspicano, i libici in primis, che la conferenza possa aiutare non solo le parti libiche a superare le divergenze e a trovare soluzioni condivise, ma soprattutto le grandi potenze ad impegnarsi a trattare con la Libia con una sola voce affinché, finalmente dopo 8 anni, il popolo libico possa trovare pace e stabilità mettendo da parte per il momento i propri interessi nazionali. Roma sembra avere tutte le carte in regola affinché questo avvenga e la macchina organizzativa aiutata anche dall’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè, nonché da altri attori regionali, sembra non voler escludere nessuno.

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Il maresciallo Khaifa Haftar ed il premier Giuseppe Conte

Dopo la consegna degli inviti, il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ed il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, hanno raccolto consensi e conferme, anche quella tanto attesa del Maresciallo Khalifa Haftar, il Comandante del Libyan National Army, lunedì ospite nella capitale dopo la missione del ministro Milanesi lo scorso 10 settembre. L’esercito orientale ha il suo quartiere generale nei pressi di Bengasi in Cirenaica, che in passato si è sentita trascurata dai funzionari italiani anche per la mancata riapertura del Consolato.  Si ricorderà infatti che ad oggi l’Ambasciata d’Italia a Tripoli è l’unica operativa in termini di servizi ai cittadini nel territorio libico. Nel quadro delle attività organizzative preparatorie della Conferenza di Palermo per la Libia, Milanesi ha avuto il 26 ottobre alla Farnesina una riunione con Ghassan Salamè per un follow up sulla conferenza che si inserisce nel percorso tracciato dal piano delle Nazioni Unite dopo il fallimento della riunione di Parigi dello scorso 29 maggio in cui gli attori libici si erano impegnati ad emanare una costituzione entro il 26 settembre scorso per giungere alle elezioni il 10 dicembre. Agenda che per una serie di sfortunate motivazioni e responsabilità di tutte le parti non è stata rispettata, malgrado i libici esprimano costantemente il desiderio di scegliere i propri rappresentanti.

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Fayez al-Serraj ed il premier italiano Giuseppe Conte

Anche il presidente del Consiglio del Governo di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj, è stato ricevuto a Roma dal premier Conte, ribadendo la necessità di perseguire con ogni sforzo possibile il massimo coinvolgimento di tutti gli attori locali e internazionali che hanno a cuore l’evoluzione positiva della situazione in Libia, nell’interesse delle sue popolazioni e delle sue istituzioni. Serraj ha confermato la sua partecipazione sottolineando l’importanza di assicurare le condizioni di sicurezza e di sviluppo economico, per cui il Governo libico sta lavorando, nonché il rafforzamento del quadro politico-costituzionale per un ordinato processo politico. Anche il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled al-Meshri, esponenente della Fratellanza Musulmana libica, è volato a Roma oggi dopo aver già mostrato l’intenzione di partecipare. Attesa a breve anche la visita del presidente della Camera dei Rappresentanti, il parlamento con base a Tobruk, Aguila Saleh Issa, per il quale l’Unione Europea ha recentemente confermato le sanzioni che includono il congelamento degli assetti finanziari ed il divieto di viaggio. A Palermo saranno presenti anche i rappresentanti di alcune tribù e minoranze, come gli sfollati Tawergha che hanno iniziato a far ritorno in quella che un tempo era la loro città dopo 7 anni, nonché gli esponenti delle principali tribù comprese quelle nomadi del sud libico come i Tuareg. Sebbene non sia ancora stato rivelato il programma dell’evento, l’estensione dell’invito a tante personalità lascia presupporre che, a differenza del vertice di Parigi, quello di Palermo intende affrontare un ampio ventaglio di tematiche e sfide a livello sociale, politico ed economico affinché i protagonisti tornino a casa con risposte ed iniziative a favore del grande popolo libico che si trovano a rappresentare.

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