Esclusiva. Parola al “vero” portavoce della Settima Brigata, Saad al-Hamaly

Di Vanessa Tomassini.

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-Saad al-Hamaly, lei mi sta dicendo di essere il vero portavoce della Settima Brigata e che la persona con cui ho parlato precedentemente era un inganno, una pagina falsa. Questo Hamza Hamir esiste o no?

“Sì, esiste. Lui è un ufficiale della Brigata e il suo grado è quello di colonnello d’unità, è anche un membro del comando operativo della Settima Brigata, ma abbiamo chiesto lui se avesse fatto qualche intervista e ha negato la conversazione con lei. Crediamo che si è trattato di un errore, una pagina falsa ed un numero falso che non appartiene al colonello Hamza”.

-Quindi per dimostrare che non state facendo marcia indietro e che non avete ricevuto alcuna pressione da Haftar, Gheddafi o da nessun altro, le va di rispondere alle mie domande?

“Si, si assolutamente. Non c’è stata alcuna pressione, vogliamo solamente chiarire alcuni punti che crediamo sono sbagliati e dimostrare la verità, soprattutto riguardo al fatto che aderiamo all’accordo firmato nella città di al-Zawiya. Abbiamo mantenuto le nostre posizioni, fermando le sparatorie in rispetto del cessate il fuoco. Inoltre crediamo che il Governo debba procedere con l’implementazione dei punti dell’accordo di al-Zawiya”.

-Quindi crede che questo cessate il fuoco durerà?

“Noi siamo impegnati a rispettare l’accordo, ma forse altri gruppi violeranno il cessate il fuoco. Per evitare questo, l’accordo deve essere applicato completamente, in particolare il punto che prevede che le milizie lascino Tripoli”.

-Sta parlando dell’accordo firmato ad al-Zawiya con la facilitazione delle Nazioni Unite è corretto? Ci ricorda quali sono i punti principali dell’accordo?

“Esattamente. I punti più importanti sono: cessate il fuoco, eliminazione delle milizie da Tripoli, basta ricattare le istituzioni ed il Governo, come la Banca Centrale, la Libyan Investment Authority ed altre istituzioni, infine un altro punto fondamentale è la formazione di una forza congiunta per proteggere la capitale”.

-Se  lo stanno chiedendo tutti sui Social Network e su tutti i media: la Settima Brigata è in contatto o si è alleata in qualche modo con Salah Badi da Misurata?

“Non c’è alcun contatto diretto con il signor Salah Badi, gli assi dei nostri combattimenti sono diversi, ma è chiaro ed è innegabile che abbiamo gli stessi obbiettivi. Lui ha problemi con le milizie di Tripoli, così come noi abbiamo problemi con le stesse milizie”.

-Che cosa intende? Che problemi avete con le milizie di Tripoli?

“Minacciano il Governo e le istituzioni per estorcere loro denaro, hanno esasperato le vite dei cittadini e penso che lei ha letto l’ultimo rapporto degli esperti delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza che prova ciò che le sto dicendo”.

-La Settima Brigata ha contatti con il Maresciallo Khalifa Haftar, capo del Libyan National Army?

“Lei deve sapere che la brigata è un gruppo di battaglioni, alcuni di loro avevano contatti, ma dall’istituzione della Settima Brigata nel 2017 non c’è più alcun contatto come lui stesso ha ammesso”.

-E con Gheddafi, siete pro-Gheddafi?

“Non seguiamo il precedente regime”.

-Non seguite il vecchio regime, ma siete in contatto con Saif al-Islam Gheddafi o con altri esponenti del regime Gheddafi o no?

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No guardi questo è il logo della nostra Brigata. Vede c’è la nuova bandiera della Libia non la bandiera verde, quindi non seguiamo il vecchio regime, ma soltanto le istituzioni militari in Tripoli. Non sappiamo dov’è Saif al-Islam Gheddafi ne siamo in connessione direttamente con esponenti del passato regime, tuttavia forse le tribù di Tarhouna hanno dei collegamenti, ma queste sono questioni tribali che non hanno nulla a che vedere con l’esercito. Effettivamente le tribù di Tarhouna supportavano Gheddafi ma dopo la sua caduta hanno benvenuto il nuovo Governo di Febbraio. Glie lo ripeto per essere chiari, come Settima Brigata non abbiamo collegamenti con il passato regime, sebbene abbiamo ufficiali che erano in servizio anche sotto Gheddafi, ma ora sono leali al nuovo Governo. Tarhouna ha dei collegamenti tribali con il precedente regime, ma non come esercito”.

-Signor Halali, quando dice ‘seguiamo le istituzioni militari di Tripoli’, a chi si riferisce? Intendo dire rispondete al Ministero della Difesa, al Ministero dell’Interno, al Consiglio Presidenziale, al Governo di Accordo Nazionale… a chi?

“La decisione di costituire la Settima Brigata fu firmata dal Ministero della Difesa del Governo di Accordo Nazionale, perciò seguiamo il Governo di Accordo Nazionale”.

-Quindi siete pagati dal Governo di Accordo Nazionale, è corretto?

“Si, i nostri salari arrivano dal Governo. Forse non lo sa, ma tutti in questo Paese sono stipendiati dal Governo anche l’esercito di Haftar. Perché la vera Banca Centrale è a Tripoli”.

-Perciò quando il Ministro della Difesa vi ha detto di smettere di sparare, era il primo o il secondo giorno se non sbaglio, voi avete ascoltato questo ordine?

“Non c’è un Ministro della Difesa, qualche giorno fa Serraj ha annunciato di ricoprire questo ruolo. Noi ci siamo fermati quando abbiamo firmato l’accordo di al-Zawiya. Il cessate il fuoco è stato violato dalle milizie non da noi”.

-Perciò voi ora seguite il presidente Fayez al-Serraj, giusto? O perché Serraj ricopre questo ruolo non seguite i suoi ordini?

“La situazione era insostenibile ed è ancora insostenibile. Ma abbiamo fatto quest’azione per fare in modo che le cose vadano più velocemente e come ha visto dopo questi scontri la riforma economica è stata firmata dal presidente Serraj, dal Presidente dell’Alto Consiglio di Stato Meshri e dal Governatore della Banca Centrale Qaibir, perciò crediamo che la nostra operazione ha funzionato e noi siamo i vincitori in questo conflitto. Abbiamo quest’accordo di al-Zawia inoltre che, come le dicevo, uno dei punti principali è lo scioglimento delle milizie in Tripoli e la formazione di una forza congiunta per proteggere la capitale”.

-Quindi ci sono 5000 famiglie sfollate, 110 morti e circa 500 feriti per velocizzare la riforma economica ed altre riforme di Serraj? Ho capito bene?

“Sì, le nostre azioni hanno avuto l’obiettivo di velocizzare queste decisioni. È così sfortunatamente, ma non siamo noi la ragione di tutto questo, però d’altra parte abbiamo l’adozione della riforma economica, la rivalutazione del dinaro libico rispetto al dollaro e l’approvazione dello scioglimento delle milizie di Tripoli. Infine non c’è comparazione con quanto accaduto nella parte orientale del Paese, come per esempio Bengasi e Derna completamente danneggiate”.

-E quanti sono i morti e i feriti tra i vostri uomini? Quante persone avete perso?

“Non posso darle il numero esatto, ma purtroppo dozzine di morti e feriti. Più di 100 feriti e circa 30 persone uccise”.

-Vuole aggiungere qualcosa?

“Vorrei solamente ringraziarla per questa intervista e mettere a posto le cose, prendendo le notizie dalle giuste fonti”.

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Foto Settima Brigata, esclusiva Speciale Libia
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1 thought on “Esclusiva. Parola al “vero” portavoce della Settima Brigata, Saad al-Hamaly

  1. La problema a Libia non c’è nessun esercito tutti dichiarano ché sono il vero esercito ma la verità nessuno, anche Generale Haftar non rappresenta il esercito perché lui none elettato e forzzato suo stesso. Tutti sono milizie servano il loro interesse .

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