Tripoli: catastrofe umanitaria. Nella notte aree residenziali sotto la pioggia dei missili

Di Vanessa Tomassini.

È impossibile descrivere lo strazio vissuto nella notte dalle famiglie in diverse aree residenziali a sud di Tripoli, la capitale libica isolata dal resto del mondo da un mese ostaggio dei gruppi armati che per 7 anni hanno ricevuto armamenti degni di un vero esercito. Artiglieria pesante, kalashnikov e razzi nelle mani di ragazzini e miliziani diventano armi letali di distruzione. Impossibile non udire le urla di uomini, donne e bambini in fuga dalle proprie case nei pressi del Green Hospital, intorno alle 4 del mattino. Muhannad ci racconta che almeno 4 granate sono piombate dietro l’ospedale, una ha colpito un’automobile che è andata a fuoco. Esplosioni e sparatorie anche lungo l’altopiano agricolo, nei pressi di Khalet al-Furjan. Il Ministero della Salute ha confermato che diverse famiglie sono rimaste intrappolate nelle aree dei combattimenti, senza che le ambulanze riuscissero a raggiungerle.

Dall’inizio degli scontri, lo scorso 26 agosto, oltre 5000 famiglie hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. La Croce Rossa ha consegnato forniture mediche agli ospedali e alle cliniche di Tripoli e Tarhouna per la cura di almeno 7000 feriti. I coordinatori della Mezzaluna Rossa hanno detto a Speciale Libia che spesso le ambulanze entrano nel mirino dei combattenti, a volte dei loro proiettili, mentre altre vengono addirittura rubate ed utilizzate per trasportare armi o per muoversi nelle vie degli scontri. La comunità internazionale e la Missione delle Nazioni Unite in Libia hanno espresso sincere condoglianze alle famiglie delle vittime ed ha confermato di preparare una lista dei trasgressori del diritto umanitario che verrà presentato alla Commissione Sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tutti i responsabili verranno perseguiti come è accaduto per Ibrahim Jadhran, ma intanto le milizie, incuranti, vanno avanti ad uccidere.

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