Capo del Consiglio Supremo delle tribù per la Riconciliazione: “ingresso di nuove forze a Tripoli non risolve il problema”

Di Vanessa Tomassini.

Il Consiglio Supremo delle tribù per la Riconciliazione della Libia si è adoperato fin dalle prime ore dopo l’inizio degli scontri a Tripoli per giungere ad un accordo pacifico tra le parti. Il presidente del Consiglio tribale, Mohamed al-Mubashir, ha accolto positivamente l’accordo per un cessate il fuoco raggiunto dalla Missione delle Nazioni Unite e la commissione composta dalle citta’ di Tarhuna, Misurata, Zintan, Zawia e Tripoli. Il presidente Mubashir, con cui continuiamo a seguire il corso degli evanti nella capitale, ci ha detto che “il Consiglio è pronto a supportare qualasiasi sforzo per una pace duratura”, confermandoci che la nuova tregua, che è stata concordata venerdì sera,  prevede l’ingresso a Tripoli di una forza neutrale dalla regione occidentale e centrale per separare le due parti, ed assicurare che vi sia uno spazio sufficiente tra loro, oltre a proteggere i siti e monitorare eventuali violazioni del cessate il fuoco.

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Il capo del Consiglio Supremo delle tribù per la riconciliazione ci ha confermato che tra circa una settimana da oggi, ci sarà un incontro nella città di Zawia tra tutte le parti per concordare gli accordi di sicurezza che garantiscono il ritorno del prestigio dello stato. A tal proposito, Mubashir ci ha detto: Temiamo che l’ingresso di nuove forze a Tripoli rimandi il problema e non rappresenti una soluzione. Per risolvere la questione è necessario procedere con il disarmo di tutta la Libia, verso una riconciliazione globale”.

“L’ingresso di nuove forze nella capitale non è giusto, è per questo che partecipiamo alla prossima riunione – ha detto il presidente Mubashir, aggiungendo che – le Nazioni Unite stanno facendo così male fino ad ora, proponendo soluzioni veloci e non realistiche. Dobbiamo essere disarmati, solamente così si avrà una soluzione completa e radicale. Le Nazioni Unite dovrebbero parlare con veri esperti, se ci verrà chiesto formalmente di intervenire, lo faremo”.

Per quanto riguarda Roma, il presidente del senato tribale libico ci ha detto: “L’Italia è un Paese dell’Unione Europea ed ha molti interessi in Libia, deve imparare dagli errori del passato e non ripetere quelli fatti da altri paesi nel dossier libico”. Mentre parliamo, Mubashir si interrompe e ci dice: “l’accordo è già crollato. Ci sono scontri ora a Salahaddin e Gut Shaa. Questo è il risultato di soluzioni veloci…”.

 

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