Di Vanessa Tomassini.

Il presidente ciadiano Idriss Deby ha schierato le sue forze militari lungo il confine con la Libia. L’operazione coinvolge sia le forze di terra, Arme de Terre (AdT), sia l’aviazione, Arme de Air Tchadienne (AAT), e mira a reistabilire il controllo della regione settentrionale dopo un attacco portato a segno dieci giorni fa a Kouri Bougri, nel Tibetsi, dal Consiglio militare del comando per la salvezza della Repubblica. Il Consiglio afferma di aver arruolato dal 2014 circa 4500 combattenti, pronti a deporre il presidente Deby. I ribelli, organizzatisi nella vicina Libia, avrebbero ucciso già diversi militari delle forze governative.  Ad oggi si stima che il movimento conti almeno un migliaio di uomini nella regione di Tibesti, che sarebbero in possesso di diversi mezzi ed artiglieria.

L’operazione militare lanciata dal governo ciadiano mira inoltre a contrastare i rischi di infiltrazioni terroristiche, i cui elementi stanno approfitando del caos in Libia, minacciando di fatto la sicurezza e la stabilità di tutti i paesi del Sahel. Durante il suo discorso dell’11 agosto, in occasione del 58mo anniversario della liberazione, il presidente Deby aveva già chiarito che non intende interferire in alcun modo in Libia, il chè conferma che l’intervento non si spingerà oltre il confine. Lo scorso 16 agosto il ministro della Sicurezza, Ahmat Bachir, aveva già annunciato l’avvio di un’operazione per espellere tutti i cacciatori di oro irregolari e i ribelli dalle zone di Miski e Kouri Bougri.

Il Ciad, che nel 2016 ha investito il 2,79% del proprio PIL  in sicurezza, è uno dei principali alleati dell’occidente nella lotta contro i militanti islamici. Fa parte della forza congiunta “G5 Sahel” insieme a Mali, Mauritania, Burkina Faso e Niger, nonchè dell’alleanza del Sahel, che si basa su un approccio di reciproca responsabilità tra i principali partner di sviluppo e gli Stati G5. La Francia è coinvolta nella mobilitazione internazionale a sostegno di queste due iniziative e fonti militari hanno confermato il coordinamento tra N’Djamena,Parigi e Berlino nello schieramento di forze armate al confine con la Libia.

Va ricordato che i ribelli nel Tibesti non sono l’unica sfida che il governo ciadiano deve fronteggiare, il Boko Haram conduce rapimenti, bombardamenti e assalti anche nella capitale, N’Djamena, con lo scopo di stabilire un califfato islamico attraverso l’Africa, opponendosi violentemente a qualsiasi attività politica o sociale associata alla società occidentale, incluso il voto, la frequentazione di scuole laiche e l’uso di abiti occidentali. Lo Stato Islamico dell’Iraq e ash-Sham (ISIS), basato principalmente nella Nigeria nordorientale lungo il confine con il Niger, con la sua più grande presenza nella Nigeria nordorientale e nella regione del Lago Ciad, è responsabile di diversi attacchi alle installazioni militari regionali, puntando a sostituire il governo ciadiano, oltre a quello nigeriano, con uno stato islamico.

Lo scorso 26 luglio il Consiglio Presidenziale libico, rappresentato dal presidente Fayez al-Serraj, dal ministro degli Esteri Mohamed Siala e dal ministro dell’Interno Abdul Salam Ashour era volato a N’Djamena  per concordare con il governo di Idris Deby il coordinamento delle operazioni contro il terrorismo, i contrabbandieri, i mercenari e i trafficanti lungo il confine condiviso. Nell’occasione Serraj e Deby avevano reiterato il loro impegno per l’attuazione del protocollo di sicurezza firmato lo scorso aprile a Niamey, da Libia, Ciad, Niger e Sudan per la sicurezza delle frontiere.

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