Speciale 1/3. Su chi punta l’Italia per fermare l’immigrazione in Libia: RADA, sicurezza o instabilità?

Di Vanessa Tomassini.

L’Italia sembra determinata ad arginare i flussi migratori provenienti dal sud del continente africano fermando le partenze dalle coste della Libia, principale paese di transito e di destinazione forzata per migliaia di migranti. Per farlo, secondo quanto emerso dalle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Interno e degli Esteri, a seguito delle loro missioni in Libia, l’Italia intende equipaggiare, addestrare e collaborare sul campo con la Guardia Costiera Libica ed altri organi di sicurezza, malgrado i loro scheletri nell’armadio e la difficoltà oggettiva del Governo di Accordo Nazionale di controllare i gruppi armati.

Un documento redatto dal Panel of Experts delle Nazioni Unite, trapelato tra gennaio e marzo del 2018, ha rivelato il coinvolgimento di gruppi armati, affiliati o ricoprenti ruoli appartenenti alle istituzioni di sicurezza dello stato, nel business della tratta di esseri umani e dell’immigrazione illegale. È opportuno sottolineare che alcune di queste milizie partecipano attivamente alle operazioni coordinate del comitato misto italo-libico. Uno di questi è il gruppo RADA, le forze speciali di deterrenza, un’unità di polizia militare islamista radicale dichiaratamente salafita, nata come milizia indipendente, ma oggi sotto il controllo del Ministero dell’Interno e sul libro paga del Consiglio presidenziale.

Prima di tutto, è opportuno ricordare che RADA si contrappone ferocemente ad altri gruppi islamisti nella capitale, divenendo spesso un elemento di instabilità sebbene il suo leader Abdel Raouf Kara abbia più volte sottolineato che l’obiettivo della milizia è quello di proteggere le istituzioni e i civili. Le forze deterrenti si sono scontrate più volte con quelle fedeli al Gran Mufti della Libia, Sadiq al-Ghariani e sono state accusate dell’omicidio dello sceicco Nadir al-Omani, un importante guida religiosa ed associato del Gran Mufti, ucciso nel 2016 a Tripoli. Il 21 novembre 2016, Haitham al-Zintani, conosciuto come un membro della RADA, ha confessato il ruolo svolto dal suo gruppo nell’assassinio, attraverso un video diffuso sui social-network. Il 14 gennaio 2017, le forze deterrenti lanciarono un attacco contro i contrabbandieri nella zona est di Tripoli, dove fu catturato Adel Sifaw, il comandante del 12 ° battaglione, vicino all’esercito nazionale libico di Khalifa Haftar. Le ragioni del rapimento non sono ancora chiare e l’atto diede vita ad una serie di proteste, per tre giorni a Tripoli gli uomini di Sifaw bloccarono le strade bruciando pneumatici da Hay al-Handalus al quartiere di Ghut al-Shaal. Tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre 2017, la milizia salafita ha compiuto una serie di arresti tra le file degli organizzatori e dei visitatori del Festival del fumetto nella capitale, portando all’interruzione dell’evento.

Il curriculum della RADA è pregno di azioni discutibili, più di recente la milizia ha dato il via ad una serie di operazioni securitarie nella capitale, caratterizzate da una serie di rapimenti e sparizioni forzate. Il 21 gennaio 2018, RADA ha annunciato l’arresto di 61 persone appartenenti alle milizie provenienti da Tajoura, tra cui la 33ma brigata fedele al Ministero della Difesa del Governo di Accordo Nazionale, che avevano precedentemente attaccato l’aeroporto di Mitiga per cercare di liberare alcuni prigionieri dal centro di detenzione. Il 21 maggio 2018, il comando della milizia ha confermato l’arresto di 7 attivisti del Fronte popolare della Libia, un movimento vicino al figlio del compianto leader libico, Saif al-Islam Gheddafi, che si trovavano nella capitale per partecipare ai dialoghi per la riconciliazione, con l’accusa di voler destabilizzare la sicurezza. Rada ha pubblicato le foto di Aji Masoud Abu Bakr Hariri, Khalifa Mohammad Amoud Al Aswad, Sharif Abdullah Omar Al-Dawli, Osama Miftah Ahmed Ali Eshteiwi, Amjad Omran Hamali, Ramadan Mabtah Abuqreen, Abdelhakim Mohamed Ghaith Shafter, con visibili segni di percosse, ma nessuna prova è stata mai presentata. Il 31 maggio 2018 la brigata Bab Tajoura alleata alla forza deterrente ha arrestato Mohamed Abu Ajila, leader del movimento popolare pacifico “la voce del popolo”. Molti libici nella capitale hanno confessato di non scioperare o manifestare anche pacificamente, per paura di venire arrestati dalle forze allineate al Consiglio Presidenziale, sebbene il Ministero dell’Interno abbia ribadito il 20 luglio 2018 che manifestazioni pacifiche non sono vietate.

È doveroso dire che la RADA ha smantellato diverse reti di trafficanti di esseri umani. Il 10 ottobre 2017 ha arrestato Ashraf al-Zayet, un trafficante che controlla le attività migratorie illegali dalla spiaggia Qar Qarish a Tripoli. L’unità è stata anche in grado di smantellare una vasta rete di traffico di esseri umani che si estendeva dai confini meridionali della Libia fino alla costa occidentale, tuttavia migranti originari dell’Eritrea hanno riferito che quando hanno raggiunto Tripoli da Bani Walid nel luglio 2016, sono stati arrestati dalla forza deterrente, aggiungendo che una volta arrestati dalla RADA, sono stati consegnati, dietro pagamento di somme di denaro che si aggirano tra i 300 e i 400 dollari, a uomini armati dediti al contrabbando di migranti che li avrebbero fatti arrivare a Zawiya e Sabratha. Alcuni, invece, sarebbero stati consegnati al centro di detenzione di Mitiga, nei pressi dell’aeroporto, mentre altri sono stati portati nei centri di detenzione di Tajura e Abu Selim. Questi tre centri sono teoricamente subordinati al Dipartimento del Ministero degli Interni di Combattimento all’Immigrazione Illegale (DCIM). A quattro persone provenienti dal Bangladesh, sbarcate a Tripoli da Dhaka il 15 luglio 2015, in possesso di visti di lavoro libici validi, le forze deterrenti avrebbero sequestrato i documenti, trattenendoli per tre mesi nel centro di detenzione di Mitiga, prima di trasferirli a Sabratha dove sarebbero stati imbarcati su un gommone diretto verso l’Europa, contro la loro volontà. I quattro cittadini del Bangladesh hanno dichiarato al personale delle agenzie Onu di aver pagato 300 dollari agli elementi in divisa Rada. Non è ancora chiaro se la dirigenza fosse a conoscenza di questi eventi e della collusione di alcuni suoi componenti con i trafficanti di esseri umani.

 

 

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