Oggi a Tripoli il forum economico libico-tunisino

Si svolge in queste ore nella capitale libica, Tripoli, il Forum economico libico-tunisino. L’evento, organizzato dalla Federazione generale delle Camere di Commercio e dell’Industria in Libia, ha radunato un certo numero di imprenditori e uomini d’affari libici e tunisini.

La delegazione tunisina è guidata dal ministro per l’Industria, Salim Al-Feriani, la cui partecipazione sottolinea la grande importanza dei rapporti bilaterali tra i due paesi amici e vicini. Il forum ha l’obiettivo di intensificare gli scambi commerciali, individuando nuove aree di investimento e i settori da sviluppare come le telecomunicazioni, i servizi bancari e la grande distribuzione.

Secondo la Camera di Commercio libica, il volume d’affari derivato dagli scambi commerciali tra Tripoli e Tunisi nel 2017 ammonta ad oltre 500 milioni di dinari, l’obiettivo per il 2018 è di raggiungere i 900 milioni di dinari,  circa 640 milioni di dollari secondo il cambio ufficiale. Si ricorderà che prima della deposizione di Muammar Gheddafi, nel 2011, gli scambi commerciali tra la Libia e la Tunisia ammontavano a circa 2 miliardi di dollari all’anno.

La Banca Centrale libica ha di recente dato il via libera all’apertura di lettere di credito ed altri trasferimenti in dinari tunisini per importare merci fabbricate in Tunisia,  come parte dell’Accordo tra i paesi dell’Unione del Magreb Arabo, Arab Maghreb Union Countries Agreement, che comprende Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia. L’Unione fu istituita il 17 febbraio 1989 quando il trattato fu firmato dagli stati membri a Marrakech e fino ad oggi non è stata in grado di realizzare progressi tangibili  a causa di profondi disaccordi economici e politici, soprattutto tra Marocco ed Algeria.

Gli scambi commerciali tra Libia e Tunisia sono stati messi a dura prova per i problemi legati alla sicurezza, soprattutto nella zona di confine a Ben Garden e Ras Agedir, dove anche di recente si sono registrate situazioni spiacevoli e proteste che hanno portato il vicepresidente del Governo di Accordo Nazionale libico, Ahmed Maiteeq, a minacciare la chiusura delle frontiere.

 

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