Libia occidentale vive una nuova escalation di violenza che preoccupa i vicini

La Libia occidentale, in particolare nell’area da Tripoli al confine tunisino, resta precaria. La Mezzaluna Rossa libica riferisce di scontri nella città di Al-Ajilat, dove fonti locali parlano del dispiegamento di armi pesanti e di medio calibro. Lo scorso agosto, gli uomini guidati da Mohamed Bahroun, alias El Far, di Zawiya avrebbero attaccato le postazioni dei membri affiliati ad Ammar Belkour, nel tentativo di arrestare alcuni combattenti. 

Nel mese di giugno, Mohammed Bahroun aveva lanciato un’operazione, durata circa una settimana, contro un gruppo armato della città di Al Ajilat guidato da Mohammad Baraka, soprannominato Al Shalfouh, affiliato con il clan Busriba suo rivale.

Da alcuni giorni, la capitale Tripoli è stata teatro di violenti scontri tra lo Stability Support Apparatus (SSA) di Abdulghani Al-Kikli, alias Gnewa, e la Special Deterrence Force (RADA) nella disputa per le aree di influenza. Nelle scaramucce, che hanno raggiunto ieri sera i pressi dell’aeroporto Mitiga, alcuni giovani di entrambi gli schieramenti hanno perso la vita.

Le tensioni militari in Tripolitania non sono una novità. Sono diverse le motivazioni alla base degli scontri, oltre al tentativo di estendere la propria influenza, l’area tra Zawiya, Warshefana e Sabratha, assiste ad uno scontro di natura tribale per il controllo dei traffici compreso quello di esseri umani. La scorsa settimana, le proteste hanno bloccato la raffineria di Zawiya. Tale conflitto è stato esacerbato dalla divisione politica con gruppi schierati a sostegno dei due esecutivi rivali.

Nel suo ultimo briefing al Consiglio di Sicurezza ONU, l’inviato e capo di Unsmil, Abdoulaye Bathily ha ribadito che “il primo passo importante sulla via della legittimità, della sicurezza e della stabilità sostenuta è quello di offrire ai 2,8 milioni di libici registrati per votare l’opportunità di selezionare liberamente i futuri leader del loro paese per aprire una nuova era per la Libia, i suoi vicini e la regione”.

Sfortunatamente, la comunità internazionale, disorientata sullo scegliere i propri interlocutori, ha finito per favorire tale clima di instabilità, trovandosi a dialogare con criminali e leader di milizie armate per tutelare i propri interessi nazionali.

Il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, in una recente intervista a “Le Figaro” ha confermato che il deterioramento della situazione in Libia avrà un impatto sulla stabilità della regione del Sahel africano. Durante la conversazione con il quotidiano francese, pubblicata venerdì, Tebboune ha affermato che la situazione instabile nella vicina Libia ha dato modo ai contrabbandieri di armi di portare armi più pesanti nella regione africana del Sahel.

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